ISDE Italia News
A cura dell'Associazione Medici per l'Ambiente
Numero 377 (22 Gennaio 2009)
In questo numero………
- Clima, il Summit era partito con l'ottimismo.
- Copenhagen, in una lettera le richieste dei Vescovi europei.
- UNESCO e Copenhagen.
- Meglio l’estensione del Protocollo di Kyoto che un nuovo accordo poco ambizioso e non equo.
- Il mondo a Copenhagen: un'occasione persa.
- Il flop di Copenhagen.
- “Dichiarazione comune della Coalizione sugli esiti di Copenhagen. Vertice ONU sul clima: preoccupati e delusi ma determinati. Ora è il momento di un’azione ancora più forte” a cura di ARCI, Movimento Consumatori, Greenpeace, LAV, Associazione Italiana Agricoltura Biologica - AIAB, Federparchi, Banca Etica, ACLI, LIPU, CISL, Altro Mercato, ADOC, Fair Trade Italia, FIAB, Pro Natura, Sbilanciamoci, Associazione Medici per l’Ambiente - ISDE Italia, Movimento Difesa del Cittadino.
- WTO: ARCI, FAIR e Legambiente. Dopo la fame ora si specula sul clima.
- Marcello Buiatti commenta il COP15 di Copenhagen.
- Speciale COP15 della newsletter di Qualenergia.
- “Le emissioni non industriali sono fondamentali per il conseguimento degli obiettivi di Kyoto” a cura di Veronica Freni.
- Studio, 1,6% PIL costo Italia cambiamenti climatici.
- Sottoscrivi la dichiarazione del Klimaforum.
- Eye On Earth aiuterà gli Europei a comprendere meglio i mutamenti ambientali.
- COP15: negoziati in stallo e trasparenza a rischio.
- Il Pontefice: abusare del pianeta e’ come terrorismo.
- After Copenhagen, 2009: online Course from Harvard Extension School - Enrollment online is possible until 24 January and beyond that in extenuating circumstances.
CLIMA, IL SUMMIT ERA PARTITO CON L'OTTIMISMO
Fonte: www.nesti.org
La 15esima conferenza dell'ONU sui cambiamenti climatici di Copenhagen era partita all'insegna dell'ottimismo. Almeno sulla carta. Barak Obama aveva annunciato la sua presenza nella sessione finale, il Papa aveva chiesto con forza di procedere verso un maggiore rispetto della natura e uno sviluppo solidale. “Si concluderà con un accordo firmato da tutti gli Stati - disse il Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-moon in un'intervista - Tutti i capi di Stato e di Governo sono d’accordo sull’obiettivo: adesso ci dobbiamo solo mettere d’accordo su come raggiungerlo”. Anche i numeri hanno fatto ben sperare. Il Bella Center, sede del vertice, era stato preso d'assalto dai delegati: 15mila la capienza massima del centro conferenze ma le richieste erano più del doppio, circa 34mila. Un summit che ha visto per la prima volta la presenza di 103 tra premier e capi di Stato. Ma…
COPENHAGEN, IN UNA LETTERA LE RICHIESTE DEI VESCOVI EUROPEI
Fonte: Nota Stampa FOCSIV.
Nell'ambito delle iniziative portate avanti durante i giorni del vertice di Copeneghen, la Focsiv in qualità di membro italiano della Cidse (la rete delle agenzie di sviluppo della Chiesa cattolica in Europa e Nord America) rilancia la lettera sottoscritta ieri dai vescovi europei e indirizzata al Presidente della Commissione europea e ai capi di Stato dell'Unione Europea."Noi, come Vescovi cattolici di tutta Europa chiediamo ai leader europei di essere moralmente coraggiosi in questo momento cruciale dei negoziati di Copenaghen sui cambiamenti climatici. L'UE ha una posizione che permette di passare ad una riduzione del 30% delle emissioni di gas a effetto serra entro il 2020. Si dovrebbe fare questo passo ora e unilateralmente e si dovrebbe anche assicurare che il finanziamento di questa azione sia addizionale al budget previsto dal piano finanziario per gli aiuti, così da mostrare un’autentica solidarietà con le vite delle popolazioni più povere già colpite dai cambiamenti climatici", si legge nel testo.
Chi volesse
ricevere l versione originale della lettera sottoscritta
da S. E. Mons. Werner Thissen, arcivescovo di Amburgo
(Germania); S. E. Mons. John Rawsthorne, vescovo di
Hallam (Inghilterra e Galles); S. E. Mons. Ludwig
Schwarz della Conferenza episcopale austriaca; S. E.
Mons. Aloys Jousten, vescovo di Liege (Belgio); S. E.
Mons. John Kirby, vescovo di Clonfert (Irlanda), può
richiederla alla nostra segreteria all'indirizzo di
posta elettronica
isde@ats.it ![]()
UNESCO E COPENHAGEN
E' disponibile
una versione sintetica, in italiano, del "Trimestrale
del DESS" prodotto dall'UNESCO e dedicato interamente
alla questione climatica e alla Conferenza di
Copenhagen. L'originale in inglese è scaricabile alla
pagina
www.unesco.org/education/DESDquarterlyDEC09.pdf
.
Chi fosse interessato alla versione in italiano può
richiederla alla nostra segreteria all'indirizzo di
posta elettronica
isde@ats.it
.
Si segnala che anche l'ultimo numero di "The Courier" dell'UNESCO è dedicato ai Cambiamenti Climatici. Al seguente indirizzo sono consultabili gli articoli principali ed è possibile richiedere l'intera versione on line (è sufficiente inserire il proprio indirizzo e-mail nella casella "Subscribe"):
http://portal.unesco.org/en/ev.php-URL_ID=46901&URL_DO=DO_TOPIC&URL_SECTION=201.html
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MEGLIO L’ESTENSIONE DEL PROTOCOLLO DI KYOTO CHE UN NUOVO ACCORDO POCO AMBIZIOSO E NON EQUO
Fonte: COMUNICATO STAMPA FOCSIV.
“A fronte del rischio che Copenaghen si chiuda con un’intesa politica non vincolante, la FOCSIV sostiene la richiesta dei paesi poveri di non abbandonare il Protocollo di Kyoto e piuttosto prevedere una sua estensione temporale integrandolo con impegni vincolanti anche per gli USA e per i Paesi emergenti secondo il principio delle responsabilità comuni e differenziate” dichiara Sergio Marelli, Segretario Generale della FOCSIV. Allo stato attuale dei negoziati, infatti, “unica alternativa sul tavolo sembra essere un accordo poco ambizioso e non equo – aggiunge Marelli. Poco ambizioso in quanto gli impegni di riduzione delle emissioni non sono sufficienti per contenere l’aumento di temperatura sotto i 2°C; non equo visto che si allontana l’orizzonte di un finanziamento di lungo periodo per l’adattamento delle comunità vulnerabili che garantisca risorse addizionali rispetto a quelle destinate allo sviluppo”. Non sarebbe questo il primo caso in cui i donatori ricorrono alla doppia contabilizzazione dei fondi. Il meccanismo dei CDM - ossia l’acquisto dei crediti dei diritti di emissione, che i paesi ricchi possono acquistare dai paesi meno sviluppati per aumentare la possibilità di emettere nel proprio paese – offre l’occasione di riprodurre per l’ennesima volta questo bluff ovvero essere contabilizzato come parte degli impegni finanziari a favore dei paesi poveri. Con il Santo Padre, che afferma nel messaggio per la giornata mondiale per la pace 2010 “purtroppo si deve constatare che una moltitudine di persone, in diversi Paesi e regioni del pianeta, sperimenta crescenti difficoltà a causa della negligenza o del rifiuto, da parte di tanti, di esercitare un governo responsabile sull’ambiente” in questo momento, “invitiamo la politica a dimostrare la capacità di salvaguardare l’ambiente quale bene pubblico globale e a farsi carico delle responsabilità dirette nei confronti di miliardi di persone che subiranno gli effetti delle scelte di Copenaghen”, conclude Marelli.
IL MONDO A COPENHAGEN: UN'OCCASIONE PERSA
Fonte: Legambiente.
Impegni volontari e su base nazionale, senza verifica né scadenze. Il vertice si chiude con un accordo che delude le speranze del mondo. I cambiamenti climatici però non si fermano. E nemmeno il processo per un trattato vincolante. La più importante, partecipata, disorganizzata conferenza delle Nazioni Unite non è riuscita a dare al Mondo la risposta che si aspettava per fermare i cambiamenti climatici. Dopo due settimane di discussione con l'intervento di 120 tra Capi di Stato e di Governo, la distanza tra le posizioni dei diversi Paesi si è rivelata alla fine incolmabile sui punti più delicati di trattativa. E solo nelle ultime ore si è scongiurata una rottura completa delle trattative che avrebbe riportato la discussione indietro di 20 anni. L'accordo uscito dal vertice non è la risposta che serve alla crisi climatica: gli impegni di riduzione sono solo volontari e su base nazionale, ed è tutto rinviato per quanto riguarda lo stabilire metodi di controllo e verifica di tali riduzioni e le scadenze precise per la sottoscrizione di un trattato internazionale. Eppure mai il mondo era stato così vicino a un accordo internazionale che avrebbe permesso di superare il Protocollo di Kyoto nel fissare nuovi e più ambiziosi obiettivi per tutti i Paesi e nel sostegno finanziario agli interventi di mitigazione e adattamento nei Paesi poveri sia nel breve che nel medio periodo. Tutte queste decisioni sono rinviate, si spera al prossimo vertice di Bonn a giugno con la speranza di affrontare e risolvere finalmente i punti più delicati. Nel frattempo però il cambiamento climatico non si ferma, anzi obbliga a lavorare con ancora maggiore impegno per arrivare finalmente a un accordo vincolante che spinga le soluzioni capaci di dare risposte per i cittadini delle diverse parti del Pianeta. Ma la Conferenza di Copenaghen sarà ricordata anche per altri due motivi. Il primo è il salto di scala delle questioni ambientali. Attraverso la chiave del clima sono state come mai nella storia al centro dell'agenda politica internazionale, con un dibattito che ha visto tutti i Governi presentarsi alla Conferenza con obiettivi e politiche nazionali per la riduzione delle emissioni. Il secondo è la straordinaria partecipazione della società civile internazionale alla Conferenza: oltre 35mila persone che hanno raggiunto la Capitale danese, una variegata partecipazione di organizzazioni ambientaliste e sociali dalle più diverse parti del Mondo che ha promosso centinaia di appuntamenti e iniziative, e che però sono stati tenuti proprio negli ultimi e più decisivi giorni fuori dal vertice. Legambiente riparte guardando alla situazione italiana, per capire come far uscire il Paese dall'incredibile isolamento nel modo in cui elude la questione climatica confermato anche dall'atteggiamento avuto dal Governo durante il vertice. Per farlo sarà necessario lavorare con ancora maggiore impegno per mostrare come questa direzione di rotta sia nell'interesse dell'Italia e dei suoi cittadini, oltre che un'occasione per muovere un cambiamento che può aiutare a uscire dalla crisi e guardare con più ottimismo al futuro.
Info:
www.legambiente.it![]()
IL FLOP DI COPENHAGEN
Fonte: Greenpeace Italia.
Il 2010 di Greenpeace sarà ancora più intenso, dopo il flop dei leader mondiali a Copenhagen. Il testo finale dell’Accordo di Copenhagen, promosso da USA, Cina, India, Brasile e Sudafrica, di cui la Conferenza ha “preso atto”, da un lato afferma che la temperatura globale “dovrebbe essere mantenuta al di sotto dei 2 gradi”, ma non definisce alcun obiettivo vincolante per ridurre le emissioni di gas serra e contenere l’innalzamento delle temperature del Pianeta. E poi la delusione Obama! Il Presidente USA ha cercato un accordo con i Paesi emergenti per convincere il Senato USA ad approvare una legge sul clima. Peccato che i tagli millantati siano davvero ben poca cosa: la riduzione delle emissioni del 17% (al 2020) è infatti una bugia, perché si riferisce alle emissioni USA del 2005 quando il background stabilito dal Protocollo di Kyoyo è quello del 1990. E, rispetto al 1990, i “tagli” USA sono un 3-4%: è stata anche questa mancanza di ambizione che ha fatto saltare il negoziato! Pochi e confusi i segnali positivi: a Copenhagen si è stabilito un fondo che dovrebbe finanziare la conservazione delle foreste e ci sono stati impegni sugli aiuti ai Paesi in via di sviluppo, che dovrebbero arrivare a 100 miliardi di dollari l’anno nel 2020. Ma non è chiaro se si tratta di risorse effettivamente aggiuntive, né chi e con quale meccanismo le dovrà stanziare. Mentre i leader chiacchierano e ci prendono in giro, il nostro unico Pianeta va arrosto. Secondo le stime dell’IPCC, il comitato internazionale di scienziati che studia i cambiamenti climatici, con gli impegni già presi o in via di approvazione l’aumento della temperatura globale nel secolo, sarà di oltre i 3 gradi, con conseguenze catastrofiche e irreversibili sull’ambiente. Possiamo ancora salvare il pianeta dai cambiamenti climatici, ma più tempo perdiamo più sarà difficile rimediare. È necessario riprendere subito i negoziati: manca un quadro politico globale entro cui governare questo processo introducendo criteri di equità e solidarietà. Il prossimo appuntamento importante è per il 31 Gennaio, data entro cui tutti i Paesi dovranno mettere nero su bianco i propri impegni di taglio delle emissioni.
Info:
http://t.contactlab.it/c/2000836/287/2853523/1377![]()
DICHIARAZIONE COMUNE DELLA COALIZIONE SUGLI ESITI DI COPENHAGEN. VERTICE ONU SUL CLIMA: PREOCCUPATI E DELUSI MA DETERMINATI. ORA È IL MOMENTO DI UN’AZIONE ANCORA PIÙ FORTE a cura di ARCI, Movimento Consumatori, Greenpeace, LAV, Associazione Italiana Agricoltura Biologica - AIAB, Federparchi, Banca Etica, ACLI, LIPU, CISL, Altro Mercato, ADOC, Fair Trade Italia, FIAB, Pro Natura, Sbilanciamoci, Associazione Medici per l’Ambiente - ISDE Italia, Movimento Difesa del Cittadino.
I grandi leader della terra non sono stati all’altezza delle aspettative. Il vertice di Copenhagen, che pure nel documento finale riconosce in maniera generica la necessità di combattere il cambiamento climatico oramai considerato una realtà, si chiude tuttavia in modo deludente: niente di realmente rigoroso e vincolante, come chiedevano, in tutto il mondo, le organizzazioni e associazioni della società civile ed economica. In Italia, come Coalizione “In Marcia per il Clima” dichiariamo che ora più che mai è il momento dell’azione: infatti, sulla base di questa importante e originale esperienza, abbiamo promosso iniziative di mobilitazione e sensibilizzazione che hanno avuto una partecipazione straordinaria – sulle oltre 200 piazze nazionali, il 12 dicembre - e che hanno rappresentato un momento positivo e significativo di confronto internazionale – in sede di eventi e di mobilitazione, a Copenhagen. Ed è da qui che dobbiamo ripartire. Servono cambiamenti strutturali nel modello di sviluppo, a cominciare dalle politiche energetiche, nei nostri stili di vita, di alimentazione, di mobilità, nel modello di organizzazione delle nostre comunità, delle nostre città. La disponibilità a cambiare comportamenti e stili di vita c’è ed è forte. Ma da sola non basta. Serve una classe politica all’altezza - in Italia, in Europa nel mondo – che voglia e sappia porsi obiettivi strategici: riduzione delle emissioni nei paesi sviluppati, finanziamenti adeguati per i paesi in via di sviluppo, creazione di posti di lavoro ‘verdi’ e decenti, realizzazione di una “giusta transizione” basata su forti investimenti in tecnologie a basso contenuto di carbonio, seri controlli internazionali, sviluppo e continuità delle sedi di confronto delle istituzioni con le organizzazioni e associazioni della società civile ed economica.
In Italia, come Coalizione “In Marcia per il Clima”, all’indomani del vertice di Copenhagen, rivolgiamo quindi un appello in tema di cambiamenti climatici:
- a tutti i
cittadini, a firmare sempre più numerosi la petizione
presente sul sito
www.100piazze.it
;
- al governo ed alle forze politiche tutte, ad un impegno sempre più concreto e qualificante anche a livello internazionale;
- a tutti i media, ad uno sforzo informativo sempre più responsabile, “competente” e continuativo
Il vertice di Copenhagen ha fallito il suo obiettivo. Ma la battaglia per salvare il pianeta dal surriscaldamento prosegue ed entra ora in una fase cruciale. Come Coalizione “In Marcia per il Clima” vogliamo dare il nostro contributo, costruendo, fin da subito e con ancor più determinazione, una mobilitazione ampia che possa aiutare – in sede ONU - i decisori politici a disincagliare le trattative e farle approdare a decisioni concrete e vincolanti entro il 2010.
WTO: ARCI, FAIR E LEGAMBIENTE. DOPO LA FAME ORA SI SPECULA SUL CLIMA
Una non-ministeriale fallimentare, ma che nel "Sommario" curato dal Chair Andres Velasco, nasconde tra le pieghe della burocrazia il nuovo business del secolo: le tecnologie e i servizi ambientali che i Paesi più avanzati sono pronti a vendere a caro prezzo e a proteggere con brevetti strettissimi ai più poveri, che sono già i più colpiti dai mutamenti climatici. Arci, l'organizzazione equosolidale Fair e Legambiente, che hanno contribuito a mobilitare decine di città italiane in occasione del decennale della ministeriale di Seattle denunciando il pericolo di nuovi cicli di "liberalizzazioni creative". Alla conclusione del Vertice WTO che ha tenuto a Ginevra oltre 3mila delegati dei 153 Paesi membri, lanciano insieme un segnale d'allarme in direzione della Conferenza Cop 15 sui cambiamenti climatici "perchè se questa è la parola d'ordine lanciata dai 153 Paesi membri della WTO in direzione di Copenaghen, c'è il rischio che questa nuova orribile idea di fare affari sul pericolo di vita che incombe su tutti noi e sui nostri ecosistemi, venga raccolta e sostenuta dalle solite lobby anche in quella sede". Le preoccupazioni segnalate inoltre del sommario finale su un risorgere del "protezionismo verde", cioè l'ipotesi di utilizzare dazi e tariffe per bloccare alla frontiera prodotti insostenibili dal punto di vista ambientale, e contro il proliferare di "standard privati" di qualità, suscita nelle organizzazioni il timore "che anche l'agricoltura biologica, il commercio equo, le misure di sostegno rivolte a queste pratiche che stanno contribuendo a cambiare in pratica la faccia della produzione e del commercio in tutto il pianeta, possano essere sacrificati all'interesse dell'agrobusiness sempre più sporco e cattivo". Lavorare sulla creazione di mercati regionali e locali sempre più verdi, equi e sostenibili, concludono, può essere la risposta positiva a questo tipo di preoccupazioni. "Le economie solidali dimostrano con efficacia che si possono sostenere i piccoli produttori senza diventare criminalmente protezionisti". "Protettivi, però, vogliamo esserlo, in una solidarietà che cresce tra i Sud del mondo e con il nostro pianeta". Appuntamento era a Copenaghen e, per chi restava in Italia, il 12 Dicembre nelle oltre 100 piazze in cui il 12 Dicembre scorso le tre organizzazioni, insieme ad oltre 50 altre realtà, hanno presidiato le città italiane per "fermare la febbre del pianeta".
MARCELLO BUIATTI COMMENTA IL COP15 DI COPENHAGEN
Cari amici, colgo l'occasione per un breve commento su Copenhagen e soprattutto sulla nostra possibile azione. Nonostante le previsioni positive sulla conferenza io sono sempre stato pessimista perché sono convinto che un reale cambiamento delle politiche globali sull'ambiente non si possa avere senza una profonda revisione dei rapporti fra Nord e Sud del Mondo. Questo fatto era già chiaro prima che Copenhagen finisse e quanto previsto si é verificato. Il fatto veramente nuovo, che inciderà sulle politiche climatiche ma anche sul resto dai rapporti internazionali é che i Paesi emergenti ormai sono una grande forza ed hanno rotto l'equilibrio pre-esistente. La Cina e l'India in particolare non possono fermare adesso la loro crescita e per questo chiedono aiuti sul piano della ricerca e della tecnologia sapendo bene che sono questi i mezzi fondamentali per mitigare il cambiamento climatico. D'altra parte il possesso di questi mezzi permetterebbe una riconversione "in corso d'opera "! almeno in parte delle loro economie verso la sostenibilità. Che questa sia la loro intenzione o almeno quella della Cina risulta chiaro dall'ultimo rapporto dei G20 da cui si vedeva che la Cina sta impegnando il 4.8 % della spesa per il rilancio della sua economia per la "green economy" contro l'1.8 % degli USA e .lo 0.1% del nostro Paese. Questo dato, di grande importanza chiarisce che la Cina stessa ha ben presente l'importanza di investimenti nella riconversione verso la sostenibilità delle economie. Non so bene quanto dedichi a questo l'India ma non vi é dubbio che la coscienza della necessità di nuovi modelli di sviluppo é più presente nei Paesi emergenti che nel Nord del Mondo nonostante gli encomiabili sforzi di Obama che però si trova contro forze possenti della economia e della politica americane. Io credo personalmente che la situazione si potrà veramente sbloccare solo se ci sarà una revisione reale dei trattati economici su scala globale e della prassi ormai obsoleta e debolissima del WTO , reso completamente inerme di fronte ai cambiamenti proprio dalla mancanza di una soluzione del pesante dibattito attuale fra Paesi poveri e Paesi ricchi. Per quanto riguarda noi questo significa diverse cose: a) bisogna cercare di legare a quella per il clima le nostre campagne per la modificazione dei rapporti Nord-Sud e per la Pace , chiamando alla azione tutte le associazioni di sinistra e non che operano in questo campo; b) Bisogna chiedere subito al Governo italiano anche se farà orecchio da mercante, di lavorare perché i rapporti nel WTO cambino e di investire finalmente nella necessaria riconversione del nostro sistema produttivo verso la sostenibilità, cosa che significa in primis un maggiore finanziamento per la ricerca e un Piano Nazionale specifico. Inoltre, siccome non sarà l'Italia che da sola salverà il Mondo , bisogna che chiariamo a tutti quali sono i pericoli che si corrono nel nostro Paese in conseguenza del mancato accordo a Copenhagen e che ci devono spingere non solo ad una opera di mitigazione con la modificazione delle fonti di energia ma anche e soprattutto alle politiche di adattamento ai problemi che senza dubbio dovremo affrontare nei tempi brevi proprio per il mancato accordo. Ricordo qui che già nel 2020, che é dietro l'angolo sarà difficile coltivare il grano nel nostro paese , ci sarà carenza di acqua dolce e quella che avremo avrà prezzi alti anche per la sua privatizzazione e, senza la riconversione il nostro PIL non potrà che scendere visto che siamo il Paese più a Sud di Europa ( non é una stupida battuta) . Bisogna quindi finanziare politiche di risparmio dell'acqua, di calmieramento del suo prezzo, di conservazione del suolo per la agricoltura e anche perché la erogazione di chimica alla agricoltura distrugge l'humus e quindi aumenta la desertificazione perché facilità la perdita immediata di acqua e di sali minerali con essa dal terreno non più "tamponato" dalla fascia di vita presente nei suoi primo 100 metri sotto il suolo calpestato. Ci vorrà contemporaneamente risparmio di aria e quindi riduzione di inquinamento. Questo intervento per essere positivo ovviamente dovrà derivare da un alto livello di invenzione di nuovi metodi e prodotti e quindi necessita di investimenti in formazione e ricerca. Vanno quindi assolutamente unificate le lotte per la occupazione e per una rinascita della economia con quelle per l'ambiente puntando alla suddetta riconversione. Questi naturalmente sono solo alcuni temi che mi sento di offrire alla discussione della rete sulla base della esperienza di un ambientalista anche per cominciare a portare sul concreto i nostri obiettivi fronteggiando insieme ed in modo concertato la crisi economica e quella ambientale.
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LE EMISSIONI NON INDUSTRIALI SONO FONDAMENTALI PER IL CONSEGUIMENTO DEGLI OBIETTIVI DI KYOTO a cura di Veronica Freni.
Fonte:
ARPATNews n. 2-2010
www.arpat.toscana.it/arpatnews/2010/309-09-emissioni-non-industriali-obiettivi-di-kyoto/![]()
Da una relazione dell'Agenzia Europea per l'Ambiente pubblicata recentemente, emerge che l'Unione Europea e quasi tutti gli Stati membri sono sulla buona strada per rispettare gli impegni di limitare e ridurre le emissioni di gas serra assunti nell'ambito del protocollo di Kyoto. Il protocollo prevede che nel periodo 2008-2012 l'UE a 15 riduca le emissioni medie dell'8% rispetto ai livelli del 1990; tuttavia dalle ultime proiezioni risulta che l'UE a 15 riuscirà a oltrepassare tale soglia, raggiungendo una riduzione totale di oltre il 13% rispetto all'anno di riferimento. Cinque Stati membri dell'UE a 15 (Francia, Germania, Grecia, Svezia e Regno Unito) hanno già ridotto le emissioni nazionali ad un livello inferiore rispetto ai loro obiettivi. Soltanto l'Austria prevede di non riuscire ad adempiere al proprio impegno nelle condizioni attuali e dovrà intensificare i suoi sforzi per ridurre le emissioni. Tutti gli altri Stati membri e i paesi membri dell'EEA con obiettivi di emissioni nell'ambito del protocollo di Kyoto ritengono di poter ottemperare ai loro impegni. Le previsioni degli Stati membri hanno iniziato a tenere conto della recente recessione economica, tuttavia la relazione rileva che le emissioni di gas serra possono ancora essere sopravvalutate nel breve termine. In quanto tale, la recessione potrebbe comportare ulteriori riduzioni delle emissioni. Un risultato di questo genere dovrebbe incoraggiare tutti i Paesi a concordare riduzioni ancor più consistenti delle emissioni complessive. Commentando i risultati, la professoressa Jacqueline McGlade, direttore esecutivo dell'Agenzia europea per l’ambiente, ha detto: “… Urge la necessità di assumersi l’impegno di ridurre drasticamente le emissioni per salvaguardare la possibilità di mantenere gli aumenti della temperatura planetaria al di sotto dei 2ºC". La relazione dell’Agenzia europea per l’ambiente pone in evidenza che le riduzioni nel periodo 2008-2012 saranno realizzate attraverso una combinazione di politiche esistenti e di altre ancora da definire, l'acquisto da parte dei governi di crediti derivanti da progetti di riduzione delle emissioni al di fuori dell'Unione europea, lo scambio delle quote di emissione da parte dei partecipanti al sistema di scambio delle quote di emissione nell’UE (Emissions Trading Scheme, ETS) e le attività silvicole che assorbono carbonio dall’atmosfera. Il sistema di scambio delle emissioni riguarda principalmente le grandi industrie che emettono carbonio, che rappresentano circa il 40% delle emissioni di gas serra dell'Unione europea. In un'ottica a più lungo termine, quasi tre quarti dell'obiettivo unilaterale dell'UE di ridurre le emissioni del 20% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2020 potrebbero essere raggiunti internamente (ossia senza l'acquisto di crediti al di fuori dell'UE). La relazione sottolinea l’importanza del sistema di scambio delle quote di emissioni nell'UE per aiutare gli Stati membri a conseguire i loro obiettivi, ponendo anche in evidenza tuttavia che i governi devono concentrarsi sulla riduzione delle emissioni nei settori che non rientrano nell'ETS, come ad esempio i trasporti, l'agricoltura e le abitazioni.
STUDIO, 1,6% PIL COSTO ITALIA CAMBIAMENTI CLIMATICI
In Italia la "bolletta" richiesta dal riscaldamento globale e dalle sue conseguenze sul clima è all'incirca dell'1,6% del nostro Pil, secondo quanto ha detto all'ANSA Angelo Bonelli. "Abbiamo analizzato con uno studio quanto i cambiamenti climatici già incidono in Italia sull'economia. Abbiamo analizzato - spiega Bonelli - quanto lo smog incide sul sistema produttivo e sanitario, la perdita del patrimonio forestale attraverso gli incendi, il dissesto idrogeologico, la dissipazione dell'energia e lo spreco delle acque. Ebbene da questo studio viene fuori che incidono ogni anno per circa l'1,6% del prodotto interno lordo, ossia circa 23-25 miliardi di euro. Ciò indica quanto sia necessario e urgente, anche dal punto di vista economico, un contributo forte alla lotta ai cambiamenti climatici, perché investire oggi significa spendere meno domani". Negli interventi per tagliare i gas serra l'Italia è però solo al 44/mo posto su 57 Paesi a maggiori emissioni di CO2, secondo il Climate Change Performance Index del German Watch. Il documento presentato a Copenaghen dai Verdi è specifico. L'inquinamento atmosferico costa 4,5 miliardi di euro l'anno: l'Italia è tra i paesi europei quello con la maggior percentuale di popolazione esposta ad elevate concentrazioni di sostanze inquinanti. Questo vuol dire malattie, ricoveri ospedalieri, morti, e circa 2.700.000 giornate lavorative perse ogni anno. Ci sono poi i costi dovuti ai trasporti resi lenti dal traffico, l'erosione delle coste, la carenza di acqua e la sua dispersione a causa di una rete vecchia in cattive condizioni di manutenzione. La dispersione di energia dovuta a una non corretta razionalizzazione della rete e dell'80% degli edifici italiani che di energia ne "mangiano" troppa. L'agricoltura paga dei prezzi elevati all'aumento delle temperature, con siccità e ampie zone a rischio di desertificazione. Enorme il valore distrutto ogni anno dagli incendi di foreste, pinete e boschi, mentre parallelamente aumenta il rischio idrogeologico e di alluvioni. Non ultimo, per importanza, il danno che il nostro patrimonio artistico e monumentale ha subito e continua a subire dall'inquinamento atmosferico. Le conseguenze economiche secondo lo studio, sarebbero, almeno per i monumenti più importanti, dell'ordine di almeno 500 milioni di euro.
SOTTOSCRIVI LA DICHIARAZIONE DEL KLIMAFORUM
All'interno del Forum della società civile che si è svolto in concomitanza di lavori a Copenhagen è stata elaborata la dichiarazione del Klimaforum che esprime speranze, idee e visioni di gruppi di cittadini e movimenti sociali da ogni parte del mondo.
Info:
www.klimaforum09.dk/Declaration![]()
EYE ON EARTH AIUTERÀ GLI EUROPEI A COMPRENDERE MEGLIO I MUTAMENTI AMBIENTALI
Fonte:
ARPATNews n. 239-2009
www.arpat.toscana.it/arpatnews/2009/304-09-eye-on-earth/![]()
Frutto della partnership tra Microsoft e l’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA), il portale Eye On Earth è un sito interattivo nato per fornire informazioni sulla qualità delle acque. Oggi si è arricchito di una nuova applicazione Airwatch, in grado di fornire informazioni sulla qualità dell’aria a più di 500 milioni di persone in tutta Europa. Eye On Earth è stato lanciato nel maggio del 2008 con l’applicazione Waterwatch in grado di presentare i dati sulla qualità dell’acqua ed in particolare i dati relativi alla balneabilità. Il portale si presenta con un’interfaccia semplice, e fornisce informazioni su aree vaste dell’Europa ma anche dati ambientali puntuali su singole località o strade, il tutto con modalità facili e comprensibili di accesso. Per quanto riguarda l’acqua, tre sono i gradi di valutazione scientifica: molto buono - moderato – cattivo. Per la qualità dell’aria i giudizi sono sei: da molto buono a non pervenuto, mentre gli inquinanti rilevati sono il PM10, gli ossidi di azoto e l’ozono. Quale la novità? Per la prima volta i dati frutto delle misurazioni ed i modelli matematici sono presentati insieme alle osservazioni e percezioni dei cittadini. Accedendo al portale chiunque può ricercare una località in Europa, il data base presenta i dati della qualità dell’acqua e dell’aria in quella località e le percezioni dei cittadini, se presenti.
Info:
www.eyeonearth.eu![]()
IL PONTEFICE: ABUSARE DEL PIANETA E’ COME TERRORISMO
Fonte: “La Repubblica” del 16 Dicembre 2009.
In un mondo che rischia davvero di auto-distruggersi, ogni abuso ambientale può essere paragonato ad un atto di terrorismo, dice il Papa nel messaggio per la Giornata mondiale della Pace. Quel che è più preoccupante, però, è che mentre sono in agguato “prospettive agghiaccianti”, regna una “irresponsabile indifferenza, mancano politiche lungimiranti e si perseguono miopi interessi”. Benedetto XVI non usa un linguaggio diplomatico per chiedere un cambiamento reale alla Comunità internazionale e ai governi. Non si può, spiega, restare “indifferenti” di fronte alle “problematiche che derivano da fenomeni quali i cambiamenti climatici, la desertificazione, il degrado e la perdita di produttività di vaste aree agricole, l’inquinamento dei fiumi e delle falde acquifere, la perdita della biodiversità, l’aumento di eventi naturali estremi, il disboscamento delle aree equatoriali e tropicali”.
COP15: NEGOZIATI IN STALLO E TRASPARENZA A RISCHIO
Fonte: Fair Commercio Equo, Sostenibilità, Comunicazione.
E' per questo che ai delegati che hanno partecipato alla manifestazione di protesta dentro il vertice, invitando gli altri delegati ad uscire e raggiungere l'Assemblea dei popoli è stato impedito di partecipare ancora ai lavori.
E' per questo che il blocco di manifestanti pacifici che volevano raggiungere il Vertice per dare vita alla Assemblea dei popoli è stato sciolto a colpi di manganello e spray urticante.
E' per questo che ai delegati di Friends of the Earth, Via Campesina e tante altre realtà del Sud è stato impedito persino di entrare, e che i delegati indigeni che guidavano i gruppi di insider sono stati bloccati e malmenati.
AFTER COPENHAGEN, 2009: ONLINE COURSE FROM HARVARD EXTENSION SCHOOL
The Harvard Extension School is offering an online undergraduate and graduate-level course focusing on the theme: "After Copenhagen, 2009" in the forthcoming Spring semester. This course is believed to be, in fact, the first university course to focus specifically on what the world community needs to do about the changing global climate now that the Copenhagen meetings have concluded. It will be accessible around the world through the Harvard Extension School's Sustainability and Environmental Management Program. Supported by the research resources of the Cambridge Climate Research Associates (CCRA), this 15-week long course will offer 2 hours a week of online lectures and extensive online multi-media support and research documentation for all students. The course focuses on the latest science of climate change as well as upon the social impact and diplomacy of our evolving global circumstance. Students, citizens and mid-career professionals with an enormous range of backgrounds have found this course to be very fruitful for their own work (whether they are journalists, school-teachers, government officials, military personnel, business leaders, city planners, public health officers, etc) or, in fact, graduate or undergraduate students at other institutions who have enrolled in this course to supplement their own degree work. This course is offered as part of a sequence of courses over the years of the "Climate Talks Project". The syllabus from the courses in previous years is available online, but the key feature of this new course will be its focus specifically upon the post-Copenhagen moment in the evolution of global climate understanding and action. Enrollment online is possible until 24 January and beyond that in extenuating circumstances.
Info:
www.extension.harvard.edu/envr/default.jsp
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www.climate-talks.net/2010-ENVRE130/index.html
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http://ecoethics.net/hsev/2001-2002/index.htm![]()
Scadenza per segnalazioni di eventi e manifestazioni
Chi fosse interessato a segnalare eventi affinché vengano pubblicati nell'ISDE Italia News, può farlo inviando l'informativa entro 10 giorni prima dell'evento stesso. Sarà così possibile elaborare le news e pubblicarle in un arco di tempo che renderà possibile ai lettori di organizzarsi nell'eventualità che vogliano partecipare all'iniziativa d'interesse.
La newsletter è un organo ufficiale di stampa dell'Associazione Medici per l'Ambiente - ISDE Italia, curata da Roberto Romizi e Silvia Caruso.
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