Oltre 200 firme raccolte in poche ore. L’appello lanciato da Isde – Medici per l’Ambiente e Navdanya International, per chiedere la modifica dell’articolo 6 e 8 del Decreto Emergenze, ha visto in poche ore l’adesione di oltre centinaia di autorevoli personalità del mondo accademico, scientifico, economico, giuridico, agricolo nonché la partecipazione di tantissime associazioni e organizzazioni della società civile.  

“Le criticità trasformate in emergenza hanno spesso permesso di agire in deroga a importanti leggi di tutela e di realizzare piani contrari a qualsiasi sostenibilità e scientificità. – si legge nella lettera aperta che è stata inviata a tutti i parlamentari italiani – Con questo decreto le caratteristiche di necessità e urgenza saranno però la prassi. In pratica l’eccezionalità diverrà la norma. Affermare infatti che “le misure fitosanitarie ufficiali e ogni altra attività ad esse connessa sono attuate in deroga a ogni disposizione vigente” significa imporre deroghe alla Costituzione, nonché alle leggi nazionali e regionali atte a salvaguardare la salute delle persone, dell’ambiente e delle libertà personali, non per proteggere i cittadini bensì per tutelare comparti agroindustriali ed economici. Con conseguenze gravissime in quanto l’agricoltura, così come la gestione delle fitopatie, sono ormai inscindibili da considerazioni di tipo sociale, ambientale, climatico, alimentare, sanitario, paesaggistico ed economico”.

“Se questo Decreto non verrà modificato negli articoli 6 e 8, da oggi in avanti, con il pretesto di una emergenza agronomica, si potrà soprassedere a un principio civile costituzionale tanto fondamentale quanto elementare: la prevalenza del diritto di tutti all’ambiente sano, al paesaggio e alla salute sull’interesse economico di pochi. E lo fanno nella maniera peggiore: semplicemente cancellando l’obbligo di valutare gli effetti ambientali dei piani fitosanitari – dichiarano i proponenti della coalizione – Faremo tutto ciò che è in nostro potere per evitare questa pericolosa deriva democratica e portare alla luce della comunità nazionale e internazionale questa incresciosa situazione”.

 

QUA è possibile scaricare la lettera con le prime firme

 

Se vuoi sottoscrivere la lettera, clicca QUA

 

 

Di seguito l’appello dell’Associazione medici per l’ambiente- Isde di Viterbo per le prossime elezioni amministrative nel Comune di Nepi

 

Premesso che:

Si indicano, in considerazione delle note problematiche ambientali e sanitarie presenti nel territorio comunale, le principali e più necessarie scelte per tutelare l’ambiente e quindi il diritto alla salute anche dei cittadini residenti in Nepi:

 

L’Associazione medici per l’ambiente- Isde di Viterbo mette a disposizione le proprie conoscenze e

competenze scientifiche per approfondire ogni aspetto di quanto esposto e per sostenere tutte le

iniziative tese a promuovere il benessere psicofisico delle persone ed un corretto e

armonioso rapporto con l’ambiente ( https://www.isde.it/cosa-facciamo/pubblicazioni-scientifiche/).

 

Nota per la stampa a cura dell’Associazione medici per l’ambiente – Isde di Viterbo

Viterbo, 15 aprile 2019

Si è tenuto ad Arezzo il congresso nazionale dell’Associazione Italiana Medici per l’Ambiente.

Il programma, il documento con le principali iniziative realizzate nei territori e le presentazioni di tutti i relatori sono on-line, basta cliccare QUA

 

L’Aiab, l’associazione italiana per l’agricoltura biologica, e l’Isde, International Society of Doctors for Environment, chiedono un incontro con il ministro Gian Marco Centinaio, per illustrare alcune proposte di modifica al decreto.

 

“Non neghiamo che il batterio abbia un ruolo – dicono Patrizia Masiello, presidente di Aiab Puglia e Agostino Di Ciaula, presidente del comitato scientifico di Isde – ma nello stesso tempo riteniamo che la causa del disseccamento non si possa attribuire a un solo elemento, ma piuttosto alla cattiva gestione dei suoli con ripetuti attacchi fitosanitari. L’utilizzo indiscriminato di pesticidi insieme alle ripetute bruciature dei residui di potatura – prosegue – “ha influenzato il ciclo di umidificazione con una progressiva riduzione della sostanza organica presente nei terreni. Un uso incontrollato di questi metodi aumenterà la desertificazione del territorio, già in stato avanzato nel Salento, distruggerà l’economia dell’agroalimentare d’eccellenza, e cosa più importante la salute dei cittadini, a partire dagli stessi agricoltori”.

Gli ulivi secolari

Masiello ricorda, inoltre, che “gli ulivi secolari sono un patrimonio del territorio pugliese e appartengono a tutti i cittadini. Il taglio di questi alberi e la sostituzione con coltivazioni intensive, è un danno irreparabile per la regione, con ripercussioni sul paesaggio e sul comparto turistico e agrituristico”.

I rischi ambientali e sanitari

Di Ciaula sottolinea che “l’utilizzo di neonicotinoidi e piretroidi, pesticidi di riconosciuta dannosità per la biodiversità, per la sicurezza alimentare e per la salute, viola apertamente i principi di prevenzione e precauzione, i diritti di scelta degli agricoltori e il diritto delle comunità esposte ad accedere a cibo e acqua non contaminati. Appare utopico pensare di eliminare con prodotti chimici molto tossici per l’ambiente e per l’uomo l’insetto vettore in un’area geografica molto estesa, nella quale la Xylella è ormai endemica da anni”.

La sperimentazione dell’Università della Basilicata

L’impoverimento del suolo “rende gli ulivi incapaci di reagire agli attacchi della Xylella: la soluzione è nella gestione sostenibile del terreno e nella ritrovata e indispensabile biodiversità, al fine di aumentare la capacità delle piante di fronteggiare gli attacchi del batterio. Va proprio nella direzione di una gestione ecosostenibile del territorio la sperimentazione avviata in Salento dal Dipartimento delle culture europee e del mediterraneo della Università della Basilicata, e coordinata dal professor Cristos Xiloyannis.

Potatura

Per Xiloyannis è fondamentale nutrire il terreno con un compost che apporti carbonio e arricchisca il suolo. Frequenti potature, invece, contrastano la diffusione di Xylella fastidiosa, con l’obiettivo di facilitare la circolazione dell’aria e favorire la crescita vegetativa. Le potature frequenti (circa tre volte l’anno), con passaggi rapidi senza tagli drastici, consentono di eliminare quei rami che hanno sintomi evidenti di attacco della malattia, tagliando ventri-trenta centimetri sotto i sintomi. Dopo i tagli (e dopo la raccolta) è consigliabile effettuare un trattamento a base di rame a fini preventivi. Casi simili di altre fitopatie su diverse colture dimostrano che è possibile convivere con il patogeno attraverso l’adozione di pratiche colturali volte a favorire il buono stato vegetativo della pianta e contenere la diffusione del patogeno in un ecosistema in equilibrio (esempio Erwinia amilovora sulle pomacee, Pseudomonas syringae in actinidia, e per la Xylella fastidiosa nella malattia di Pierce della vite e nella clorosi variegata degli agrumi).

Questo il documento integrale a cura di AIAB e ISDE

“Il lago di Vico sta morendo e quello di Bolsena rischia di morire”. Parole che suonano come una sentenza, quelle di Antonella Litta, dell’Associazione Medici per l’Ambiente. L’occasione è la conferenza sulla salute (si fa per dire) del lago di Vico, intossicato per anni da fertilizzanti, pesticidi, sostanze comunque inquinanti e oggi avvelenato progressivamente dalle monocolture. Nel caso specifico della nocciola, che pure è un frutto prezioso della terra. Quando questa non venga trasformata in un sedimento di morte futura per quanto accertata. A sentire i dati snocciolati dalla dottoressa Litta c’è da andare depressi: aumento dei casi di tumore, di mali fino a ieri più o meno sconosciuti, rischi generazionali crescenti. Non è una fine segnata, si può ancora recuperare, ma senza perdere tempo. Perché in questa circostanza il tempo è più un nemico che un alleato. Come? Famiano Crucianelli,presidente del Biodistretto, disegna una strategia chiara che chiama in causa direttamente tre soggetti: Regione, Prefetto, Ferrero che in sostanza nella Tuscia è l’azienda di riferimento della coltura del nocciolo. “La Pisana – sottolinea Cucianelli – deve dire basta una volta per tutta alle monocolture e alla piantagione sistemica del nocciolo anche in considerazione del fatto che altri 25.000 ettari sono destinati a questa coltivazione. Inaccettabile. La stessa Pisana non deve perciò più erogare nuovi finanziamenti per altrettanti impianti mentre deve invece investire sulla riconversione del tradizionale al biologico. Il Prefetto, a sua volta, deve far rispettare la legalità attraverso le leggi che ci sono perché, per esempio, è impensabile che vi siano depositi clandestini di pesticidi. Infine la Ferrero deve assicurare la sostenibilità della coltura del nocciolo, ripristinare la biodiversità e magari aprirsi al biologico. Questo non vuol dire che siamo contro il nocciolo che invece è una ricchezza della Tuscia. Ma che va individuato un sistema per far convivere gli interessi degli agricoltori, della grande industria e dell’ambiente”. Una problematica che non riguarda esclusivamente e drammaticamente il comprensorio del lago di Vico, ma che investe ora anche il territorio rivierasco – e non solo – del lago di Bolsena. Stessi rischi, stessi soggetti coinvolti. Una santa alleanza potrà salvare i due bacini idrici e dunque l’ambiente? “Si può, si dovrebbe fare”, auspica Famiano Crucianelli che intanto preannuncia una iniziativa in tempi stretti. “Perché dobbiamo muoverci adesso o mai più”.

articolo tratto da: https://www.tusciaup.com/il-nocciolo-del-problema-e-la-scelta-sostenibile-per-la-salvaguardia-dei-nostri-laghi/132780

Le principali problematiche ambiente-salute  del territorio viterbese presentate al Convegno nazionale dell’Associazione medici per l’ambiente- Isde, svoltosi ad Arezzo dal 5 al 7 aprile 2019 in occasione del trentesimo anniversario della costituzione di Isde-Italia

 

Dal 5 al 7 aprile 2019 si è svolto ad Arezzo il convegno nazionale dell’Associazione medici per l’ambiente- Isde (International society of doctors for the environment).

L’Associazione medici per l’ambiente- Isde è un’associazione riconosciuta dall’ Organizzazione mondiale della sanità-Oms ed  è operativa in Europa, Stati Uniti e America Latina.

Il convegno, a trent’anni dalla fondazione di Isde-Italia, ha voluto evidenziare tutte le azioni  che sul territorio nazionale hanno contribuito alla difesa dell’ambiente, della salute e alla crescita di una sempre maggiore consapevolezza  dei cittadini, degli operatori della salute  e delle istituzioni su questi temi.

Le conclusioni di tutte le relazioni del convegno hanno ribadito la  necessità di un più forte e deciso impegno in tema di prevenzione e quindi di come siano necessari più investimenti per attuare programmi di bonifica, ripristino ambientale e riduzione dell’esposizione a tutte le fonti di inquinamento dell’acqua, dell’aria e delle catene alimentari.

Il convegno ha ribadito l’urgenza di scelte economico-politiche che potranno permettere, se attuate in breve termine, di arrestare le devastanti conseguenze dei cambiamenti climatici ovvero: energia da fonti realmente rinnovabili (solare, solare termico, minieolico), aria priva di gas nocivi e particolato,  risparmio e protezione delle caratteristiche di idropotabilità delle acque,  riduzione e corretta gestione dei rifiuti, sistemi di mobilità collettivi e non inquinanti (favorire il trasporto su rotaia e ridurre e razionalizzare il trasporto aereo, marittimo e su gomma), cibo prodotto nel rispetto della terra e degli animali e quindi senza il ricorso ai pesticidi  e alla produzione zootecnica di tipo intensivo.

Nel corso del convegno sono stati annunciati anche i contenuti  principali  dell’appello:” “Una riflessione complessa e un programma d’azione proposti dall’Associazione italiana medici per l’ambiente – Isde in occasione delle elezioni europee 2019”.

L’appello sarà diffuso a breve.

L’Isde di Viterbo ha presentato tre abstracts  che hanno messo in risalto i maggiori settori di attività nel territorio viterbese  svolti grazie all’impegno della dottoressa Antonella Litta, del dottor Giovanni Ghirga e  del dottor Mauro Mocci.

Gli abstracs  hanno riguardato :

Le azione dell’Associazione medici per l’ambiente-Isde per la tutela della salute delle popolazioni esposte all’arsenico, attraverso l’assunzione  ultradecennale  di acque e  alimenti contaminati”;

-“Le iniziative dell’Associazione medici per l’ambiente-Isde di Viterbo e del Coordinamento dell’Isde dell’Alto Lazio per la bonifica e la tutela dell’ecosistema del lago di Vico  e per la salute delle persone”.

-“Ridurre e razionalizzare il traffico aereo: l’esperienza di opposizione al mega-aeroporto di Viterbo”.

La dottoressa Antonella Litta è intervenuta su quest’ultimo argomento con una specifica relazione.

Di seguito un estratto della relazione: “ …negli ultimi decenni, il traffico aereo ha registrato una fase di crescita pressoché costante soprattutto per quanto riguarda il settore  del  trasporto merci e quello dei voli low cost, solitamente legato al turismo definito anche “ mordi e fuggi” determinando  così un incremento importante del suo impatto negativo sull’ambiente, soprattutto in termini di inquinamento atmosferico, acustico e importante contributo ai cambiamenti climatici.

Secondo il rapporto dell’European Aviation Environmental- EAE 2016 il numero di voli è aumentato del 80% tra il 1990 e il 2014, ed è prevista una crescita di un ulteriore 45% tra il 2014 e il 2035.

Solo una minima parte della popolazione mondiale viaggia in aereo mentre le drammatiche conseguenze del surriscaldamento climatico, derivanti anche dal trasporto aereo, ricadono sull’intera umanità in termini di desertificazione, alluvioni, cicloni, sconvolgimenti climatici così gravi che determinano distruzioni e carestie in  aree sempre più estese del pianeta e incrementano il fenomeno forzato delle migrazioni soprattutto dal continente africano ed asiatico.

La letteratura scientifica e gli studi sull’impatto ambientale, sanitario e sul clima del trasporto aereo sono a disposizione da diversi decenni e sono sempre più numerosi evidenziando la sinergia tra gli effetti generati  dall’inquinamento dell’aria e quello acustico sulla salute umana ovvero incremento delle malattie cardiovascolari, respiratorie, neoplastiche, disturbi della sfera neuro-comportamentale, disturbi dell’apprendimento e dell’attenzione nei bambini, e una netta riduzione della qualità della vita per compromissione del riposo notturno a causa delle operazioni aeroportuali svolte anche durante la notte.

Le persone che vivono in prossimità di scali aeroportuali e i lavoratori delle strutture aeroportuali sono costretti a subire oltre agli effetti dell’inquinamento dell’aria anche quelli dell’inquinamento acustico con conseguenze importanti sulla salute e lo stato psicofisico soprattutto per i bambini”.

La dottoressa Litta  ha poi menzionato  diverse esperienze positive di opposizione all’ampliamento e alla costruzione di nuovi aeroporti, in Italia e in Europa  e tra queste l’esperienza del comitato Coipiediperterra che a Viterbo si è battuto vittoriosamente contro il progetto della realizzazione di mega-aeroporto a servizio di compagnie aeree low-cost  che sarebbe dovuto sorgere nell’area termale del Bulicame e ha ricordato l’insostituibile e generoso contributo  a questa vittoria  dato dell’illustre magistrato Ferdinando Imposimato, scomparso a gennaio dello scorso anno.

La dottoressa Litta ha confermato poi il costante impegno dell’Associazione medici per l’ambiente per una rapida quanto concreta razionalizzazione e riduzione del trasporto aereo da inserire da subito anche tra i provvedimenti per il miglioramento della qualità dell’aria nelle città  italiane dotate di strutture aeroportuali.

La referente Isde ha quindi indicato come prioritario che non si consenta la realizzazione di nuovi aeroporti nel territorio italiano e che si respingano i progetti di ampliamento di quelli già esistenti e ribadito  la necessità della definizione di un piano nazionale della mobilità che riduca il traffico su gomma che incentivi l’elettromobilità, il telelavoro, le videoconferenze, il trasporto su rotaia, sempre nel rispetto delle peculiarità dei territori e dei diritti delle popolazioni interessate  e che abbia il clima, la tutela dell’ambiente e della salute e la giustizia sociale come elementi cardine e prevalenti su ogni altro tipo di interesse.

 

Nota per la stampa a cura  dell’Associazione medici per l’ambiente – Isde di Viterbo

 

Caro Ministro Luigi Di Maio,

 

se pensa che gli unici rischi per il 5G siano quelli della sicurezza informatica e delle “possibili perdite di sovranità determinate dall’affidamento di servizi ad aziende straniere” (come da Sua dichiarazione alla stampa) vuol dire che non Le hanno spiegato bene il problema e La invito ad approfondirlo, sempre che Le vada di farlo, magari ascoltando anche medici e non solo fisici, ingegneri, informatici ed economisti.

 

Se si volesse introdurre in commercio un nuovo farmaco bisognerebbe superare una valutazione preclinica (studi in laboratorio e su modelli in vivo finalizzati a valutare benefici e rischi tossicologici) ed una clinica, successiva, divisa in lunghe fasi e subordinata all’autorizzazione di un comitato etico e all’ottenimento di un consenso informato da parte di chi decide, volontariamente, di sottoporsi alla sperimentazione. Questo complesso iter di valutazione, necessario alla luce dell’ancora valido “primum non nocere”, dura in media circa un decennio.

Certo, il 5G non è un farmaco, anche se qualcuno ha deciso per noi che migliorerà la nostra qualità di vita.

Il 5G non è un farmaco ma, è un dato di fatto, ha effetti biologici ben documentati.

E se il 5G fosse stato un farmaco, proprio a causa delle evidenze disponibili su quegli effetti biologici non avrebbe superato neanche la fase di valutazione preclinica.

Invece, al contrario, grazie alla “sperimentazione” in corso il 5G è già somministrato ad almeno 4 milioni di italiani senza autorizzazione preventiva di alcun comitato etico, senza consenso informato, senza valutazione preventiva dei rischi e senza adeguati monitoraggi ambientali e sanitari.

E presto il 5G, con le sue frequenze mai sperimentate su così larga scala e con una densità espositiva di un milione di devices per Km2, sarà somministrato anche a tutti gli altri Italiani, aggiungendosi al 3G, al 4G ed ai lori effetti.

 

Nessuno vuole ostacolare il progresso o l’evoluzione tecnologica ma bisognerebbe rapportare tutto a un corretto equilibro tra le nostre reali necessità, i rischi possibili e le esigenze di profitto degli operatori di radiotelefonia. Un minimo di prudenza sarebbe stato opportuno.

Sarebbe stato opportuno che la somministrazione senza consenso informato del 5G fosse stata preceduta da un coinvolgimento concreto degli Enti deputati alla tutela dell’ambiente e della salute pubblica (Ministero della Salute, Istituto Superiore di Sanità, Ministero dell’Ambiente, ISPRA/ARPA), dalla previsione di adeguati protocolli di monitoraggio, da una valutazione di rischio che tenga in adeguata considerazione le evidenze scientifiche disponibili, da una revisione in senso più cautelativo della inefficace normativa vigente e dall’adozione di tutte le misure utili a ridurre l’esposizione soprattutto dei soggetti più vulnerabili.

 

A chi mi accuserà di allarmismo chiedo cosa sia peggio: essere allarmisti semplicemente perché si propone prudenza sulla base delle evidenze scientifiche disponibili o essere incoscienti e sottostimarle o addirittura ignorarle completamente in attesa di possibili danni misurabili solo a posteriori?

 

Le lezioni del passato sono importanti e non imparare dagli errori commessi è un lusso che non possiamo più permetterci.

 

Cordiali saluti

 

Dr. Agostino Di Ciaula

Presidente del Comitato Scientifico di International Society of Doctors for Environment (ISDE Italia)

L’Associazione Italiana Medici per l’Ambiente-ISDE Italia segue con preoccupazione gli scambi mediatici e istituzionali emersi in questi giorni a proposito del sito contaminato di interesse regionale per la bonifica (SIR) di Chieti Scalo.
In relazione allo stato di salute delle popolazioni residenti nei siti contaminati d’Abruzzo, sono disponibili da qualche giorno i primi risultati di un progetto di ricerca inter-istituzionale avviato nei  territori della provincia di Chieti.

Lo studio, pubblicato sull’ultimo numero della rivista medico-scientifica “Il Cesalpino”, è stato realizzato da un gruppo di operatori della Sanità abruzzese e medici dell’associazione ISDE con finalità di sensibilizzazione e promozione delle attività di sorveglianza epidemiologica e di prevenzione, oltre che di ottimizzazione della qualità dei dati disponibili e del loro utilizzo, a partire dagli indicatori di ricovero utilizzati nello studio “SENTIERI”.

In sintesi, lo studio evidenzia eccessi statisticamente significativi (tassi standardizzati rispetto alla media regionale) del 7% per le malattie respiratorie in entrambi i generi e del 4% per le malattie urinarie nelle donne, con tassi nella media o inferiori per le altre patologie considerate. Standardizzando per età e indice di deprivazione, sui 104 comuni della provincia 49 hanno mostrato almeno un eccesso statisticamente significativo di ospedalizzazione per patologie cardio-cerebrovascolari, respiratorie e tumorali (24 comuni: da 2 a 5 eccessi).

Su questa base esplorativa, gli autori sollecitano studi approfonditi nei siti contaminati al fine di pianificare interventi urgenti e mirati per la tutela dell’ambiente e della salute.

Alla luce di quanto emerso dallo studio, rileviamo con preoccupazione la scarsa attenzione che le Istituzioni stanno riservando alle problematiche di epidemiologia e prevenzione nei SIR, tanto più che niente sembra sia successo a valle del workshop tenuto a Pescara il 12 ottobre 2018, quando tutti i soggetti pubblici della Sanità regionale e locale si dichiararono d’accordo con le proposte avanzate dall’Istituto Superiore di Sanità e dall’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR – a seguito della presentazione di uno studio pilota su Bussi da parte dell’Agenzia sanitaria regionale – in merito all’opportunità di svolgere studi epidemiologici evoluti per l’analisi dei nessi di causa-effetto, sia nelle aree dei SIR di Chieti Scalo e Saline\Alento che nei territori del SIN di Bussi sul Tirino.

ISDE Italia è impegnata sul territorio nazionale affinché siano attuate, senza più ritardi e scaricabarili, le azioni necessarie per proteggere la salute delle popolazioni che vivono nei siti contaminati e, tra queste, le comunità residenti nei siti ubicati in Abruzzo.

 

QUA puoi trovare il comunicato stampa

 

Arezzo, 8 Aprile 2019

Ecologia e prevenzione: non è ancora troppo tardi per imparare a vivere meglio

In occasione del trentennale dell’Associazione Italiana Medici per l’Ambiente-ISDE Italia è in programma per venerdì 5 e sabato 6 Aprile, ad Arezzo, il Congresso nazionale scientifico, con una sessione dal titolo Millefiori: pensare globalmente agire localmente”, che si svolgerà nell’ Auditorium Pieraccini  dell’Ospedale San Donato di Arezzo.
Il congresso è organizzato con il patrocinio dell’Ordine Provinciale dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Arezzo e della USL Toscana Sud Est e vedrà la partecipazione di esponenti del CNR, dell’Istituto Superiore di Sanità, del Ministero della Salute e dell’Ambiente e di esponenti dell’associazionismo medico-scientifico.

L’incontro sarà l’occasione per ripercorrere le attività svolte da ISDE e i risultati ottenuti durante questi ultimi 30 anni; le battaglie dell’associazione per la salute e per l’ambiente, consapevoli che solo intervenendo sui fattori ambientali è possibile salvaguardare la salute dei cittadini e delle future generazioni.

 

“Proprio i questi ultimi mesi migliaia e migliaia di giovani sono scesi in piazza per chiedere azioni radicali contro i cambiamenti climatici – hanno dichiarato il Presidente e il Vice-Presidente nazionale di ISDE, Roberto Romizi e Ferdinando Laghi-  dovremmo, infatti, iniziare a guardare la realtà attraverso gli occhiali dei cambiamenti climatici, ponendo questo tema in cima alla lista di priorità delle nostre agende, in qualunque settore operiamo, in primis la politica: prima che sia troppo tardi.

L’Italia, tra l’altro, è tra i Paesi europei maggiormente esposti agli effetti dannosi dei cambiamenti climatici – continuano gli esponenti di ISDE- abbiamo già il record in Ue per la mortalità dovuta all’inquinamento atmosferico, 80-90 mila decessi l’anno, e la nostra posizione geografica agevola i processi di desertificazione e l’arrivo di patologie infettive tipiche delle regioni Sub Sahariane. Non c’è più tempo, occorre agire e farlo subito per fermare l’innalzamento delle temperature.”

Oltre agli effetti dei cambiamenti climatici, verranno discusse le posizioni dell’associazione su tematiche prioritarie, quali le ricadute sulla salute della nuova tecnologia 5G, l’inquinamento da pesticidi, gli interferenti endocrini e le politiche sui rifiuti.

QUA il programma del congresso

Sabato 30 marzo 2019 dalle ore 8.30 alle ore 18.30 si è svolto a Bari il Congresso dal titolo: “Tumori: L’uomo e il suo ambiente. Quale prevenzione?” .

L’evento ha visto la partecipazione delle Oncologie e del Servizio di Psiconcologia dell’Istituto Tumori di Bari, esperti dell’ISDE – Medici per l’Ambiente, con cui l’ Istituto ha recentemente siglato un accordo per la Prevenzione Oncologica, Referenti Regionali, Ricercatori e Docenti dell’Università di Bari, associazioni di volontariato, Legambiente,  presenti sul territorio della regione Puglia e cittadini della società civile che hanno a cuore la tutela dell’ambiente in tutte le sue forme e la qualità della vita.

Al convegno, per ISDE, hanno partecipato Agostino Di Ciaula, Gaetano Rivezzi e Maria Grazia Serra.

Di seguito l’intervista ad Agostino Di Ciuala, Presidente di ISDE Puglia e Presidente del Comitato Scientifico di ISDE Italia