Cambiamenti Climatici


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Si definisce cambiamento climatico una “variazione del clima attribuibile direttamente o indirettamente ad attività umane che alterino la composizione dell’atmosfera e che si va a sommare alla naturale variabilità del clima osservata per periodi di tempo analoghi”. L’Intergovernamental Panel on Climate Change (IPCC), organo scientifico che provvede all’aggiornamento evidence-based dei dati riguardanti il cambiamento climatico osserva che tra il 1880 e il 2012 la temperatura media sulla superficie terreste è aumentata di 0.85 °C assumendo con un grado di certezza del 95% che dal 1951 in poi il riscaldamento globale sia attribuibile all’attività umana con un aumento delle temperature definitosi “inequivocabile” e “senza precedenti”. Dalla produzione di energia attraverso l’uso di combustibili fossili, alla deforestazione, dalla coltivazione e allevamento intensivi allo sviluppo non sostenibile dell’industria, nonché dall’uso massivo di mezzi di trasporto inquinanti alla cementificazione, il cambiamento climatico trova tra le sue cause un ampio spettro di fattori che vanno ad influenzare direttamente o indirettamente lo stato di salute delle persone.

Le principali conseguenze risultano in un aumento di morbilità e mortalità da ondate di calore, aumento di patologie respiratorie e allergie da inquinamento, malattie da trasmesse da vettori dovute alla transizione di agenti patogeni in differenti e nuove aree geografiche, tossinfezioni alimentari e trasmesse via acqua. Ancora, patologie come la malnutrizione sono strettamente correlate al riscaldamento globale se si pensa come in determinate regioni del mondo il cambiamento climatico porti alla desertificazione della terra e alla siccità con ovvie ricadute sulla sicurezza alimentare della popolazione. Altri impatti riguardano la salute mentale con aumento di casi di disturbo post-traumatico da stress, ansia e depressione spesso conseguenti agli eventi estremi come cicloni e forti inondazioni. Allo stesso tempo l’alterazione della salute mentale può essere causata anche dal fenomeno migratorio del displacement per il quale  alcune popolazioni vulnerabili devono abbandonare la propria terra perché divenuta inospitale. Comprendere la connessione tra clima e salute è di importanza fondamentale per agire sia in termini di mitigazione (ovvero di strategie volte ad abbassare la concentrazione dei gas serra) con effetto positivo sugli indicatori di salute, sia in termini di adattamento, con l’introduzione misure di prevenzione del rischio e di impatti sfavorevoli. In Italia, tra le misure presenti e inseribili in ambito di adattamento vi è il Piano operativo nazionale per le ondate di calore sulla salute, una rete di sorveglianza sanitaria sviluppatasi formalmente a partire dal 2004 a seguito del numero consistente di morti in eccesso, più di 70.000 in Europa, dovute all’ondata di calore che ha colpito il continente nel 2003.

Nel 2014, il Ministero dell’Ambiente ha presentato un rapporto sullo stato delle conoscenze tecnico-scientifiche su impatti, vulnerabilità e adattamento ai cambiamenti climatici in Italia che prevede un ampio capitolo sulla salute con un focus specifico sul panorama nazionale.