Lorenzo Tomatis


LorenzoTomatis_2Presidente del Comitato Scientifico Internazionale ISDE dal 1991 al 2007.

Introduzione di Roberto Romizi alla Ia Giornata in Ricordo di Lorenzo Tomatis su “Cancerogenesi ambientale. Il contributo della scienza medica alla risoluzione dei problemi di inquinamento ambientale” (Istituto Superiore di Sanità “Aula Pocchiari”, Roma – 4 Novembre 2008)

Il 21 Settembre 2007, si è spento a Lione, a 78 anni, Lorenzo Tomatis, scienziato, scrittore ed insigne maestro, ma soprattutto uomo giusto, amico dei cittadini e dei lavoratori, la cui salute è quotidianamente messa a repentaglio dalla società dei consumi, dalla libertà di inquinamento di un certo mondo imprenditoriale, dalla pavida acquiescenza di troppi politici e dalla distratta – quando non prezzolata – benedizione di taluni luminari della scienza.

Ricercatore di livello internazionale, intellettuale impegnato e scrittore, Lorenzo Tomatis, coerentemente al suo pensiero e restando sempre nell’ambito delle sue specifiche conoscenze e competenze professionali, ha contribuito a diffondere un messaggio scientifico chiaro e una concezione “alta” di politica della scienza. E’ rimasto sempre libero, anche quando il ruolo e le responsabilità rendevano, difficili le scelte e ha saputo denunciare, sempre con grande misura, serenità e stile, l’opportunismo di alcuni uomini di scienza, disposti a venire a patti col potere o a tacere per tornaconto personale.

Conoscevo Tomatis per aver letto di lui, ancora studente universitario, alla fine degli anni ’70. Ma l’occasione per avvicinarlo fu quando, alla nascita di ISDE, gli proposi il coinvolgimento nell’Associazione. Tomatis mi volle incontrare a Roma nel 1990 all’Istituto Superiore di Sanità in occasione di un convegno sui tumori. L’incontro ebbe buon esito e Lorenzo accettò di partecipare, quello stesso anno, alla costituzione di ISDE, a Cortona, e di ricoprire il ruolo di Presidente del Comitato Scientifico, ruolo che ha mantenuto fino alla morte: i suoi insegnamenti e consigli sono stati preziosi per tutti noi, anche quando, negli ultimi mesi, poteva esprimerli solo con un filo di voce.

Lorenzo Tomatis era nato ad Ancona e aveva conseguito la laurea in Medicina all’Università di Torino nel 1953. Dopo un periodo negli Stati Uniti, era approdato alla IARC nel 1967, all’età di 38 anni: vi sarebbe rimasto per  oltre 5 lustri, dapprima come ricercatore e poi, dal 1984 al 1993, come direttore, contribuendo in modo significativo alla ricerca nel campo della cancerogenesi ambientale. Il suo nome rimane indissolubilmente legato ad alcune tappe fondamentali nello studio dei meccanismi cancerogeni di numerose sostanze chimiche: asbesto, cadmio, DDT, tricloroetilene, benzene, per citare solo le più note.  Fondamentale è stato, a partire dagli anni ’70, il suo contributo alle Monografie IARC, nelle quali si è andato via, via definendo l’attuale sistema di valutazione e classificazione delle sostanze chimiche, in base al livello di cancerogenicità: classificazione  che ha immensamente facilitato, in questi anni, non solo il compito di medici e ricercatori, ma anche l’azione del legislatore impegnato nel difficile compito di imporre regole e controlli atti a limitare l’immissione in ambiente delle sostanze tossiche e l’esposizione alle stesse dei lavoratori e delle popolazioni.

Tomatis era fermamente convinto che ogni sostanza dovesse essere adeguatamente testata per il suo potenziale cancerogeno, prima di essere immessa nell’ambiente e che lo studio, sia pur fondamentale, delle evidenze epidemiologiche, non consentirebbe una tempestiva azione di prevenzione. E questo per la semplice ragione che la prima linea di difesa contro il cancro è o dovrebbe essere la prevenzione primaria: la riduzione, cioè, dell’esposizione collettiva ai sempre più ubiquitari, cancerogeni ambientali;  ancor più e ancor prima della pur necessaria precocità della diagnosi.

Tomatis fu anche uni dei primi ricercatori a studiare il grande problema (ancor oggi controverso e sconosciuto ai più) della cancerogenesi transgenerazionale; intuì che la biologia molecolare poteva dare un importante contributo per una più precisa comprensione dei meccanismi coinvolti nella trasmissione del rischio cancerogeno da una generazione all’altra; si impegnò affinché agli studi epidemiologici venissero sempre affiancati gli studi sperimentali e perché entrambi gli approcci fossero considerati essenziali per identificare i rischi per la specie umana.

Uomo sempre politicamente impegnato, nel senso alto del termine, Tomatis si scontrò precocemente con i potenti interessi commerciali in grado di impedire la ricerca, distorcere i risultati, impedire la pubblicazione dei risultati non graditi, promuovere studi che avessero risposte precostituite.

Vorrei almeno ricordare:

– la sua battaglia all’interno della IARC, Agenzia che è sempre stata sottoposta a pressioni da parte dei grandi gruppi industriali o portatori di grandi interessi finanziari, toccata, ad esempio, dallo scandalo riguardante le grandi multinazionali del tabacco;

– la sua polemica con la stessa IARC, diventata a suo parere troppo morbida nei confronti delle pressioni della grane industria, dopo la sua uscita di scena, avvenuta come detto nel 1993;

– i suoi lavori di denuncia nei confronti di quello che lui stesso aveva definito “business bias”, e in particolare degli studi direttamente o indirettamente finanziati dall’industria e tesi a contrastare le evidenze -trovate dalla ricerca indipendente- di cancerogenicità di alcune sostanze.

Un altro aspetto del suo impegno fu la veemente e accorata denuncia delle disuguaglianze sociali nella esposizione ai cancerogeni ambientali, e quindi dell’intreccio inesorabile tra la povertà e la gran parte dei tumori.

Nel 1998, la IARC pubblicò un volume “Cancer: Causes, Occurrence and Control”, sintesi delle conoscenze e strategie riguardanti le cause e la prevenzione del cancro, di cui Tomatis fu sia l’ispiratore, che l’editor-in-chief. Il libro cercava anche di quantificare i benefici che si sarebbero ricavati, a livello globale, applicando sul campo queste conoscenze e Tomatis espresse il suo pensiero sulle strategie e le priorità, individuando due fattori maggiori, che possono minare lo sviluppo della ricerca sulla prevenzione del cancro: “la competizione tra spese militari … e fondi assegnati per la salute e l’educazione”; “la separazione e la competizione tra ricerca di base e ricerca applicata”.

E’ da considerarsi illuminante, in questo contesto, lo studio, da lui promosso, sull’epatite in Gambia, nell’ambito del quale era stato ideato un programma vaccinale concernente tutti i neonati del Paese e uno schema per la registrazione dei casi di cancro. Lo studio fornì importanti informazioni sull’efficacia della prevenzione primaria del carcinoma epatico.

Non è un caso che Tomatis avesse fortemente voluto questo studio in un Paese in via di sviluppo: Lorenzo era infatti, come detto, assolutamente consapevole degli aspetti sociali del cancro, che non è soltanto una malattia, ma un problema di salute pubblica globale.

Ed è appunto partendo da questo contesto, che Lorenzo, a più riprese, ha richiamato l’attenzione sul rapporto tra bassi livelli socio-economici e rischio di cancro: partendo dal dramma del III Mondo, per giungere a quello, più nascosto e complesso, tuttora presente nei paesi industrializzati.

Nei suoi ultimi anni di vita e di attività professionale, causa di grande amarezza fu il ruolo sempre più marginale a cui era stata relegata, anche in Italia, la prevenzione primaria, nell’ambito di un Sistema e di una “Ideologia” sanitaria sempre più condizionati dagli interessi economici e di una prasi medica sempre più commerciale e ipertecnologica, sempre più incentrata su diagnosi, terapia e prevenzione secondaria e sempre meno interessata agli aspetti preventivi e partecipativi della tutela della salute.

Di fronte a tutto questo e sulla base della sua lunga esperienza Lorenzo si era costruito una visione amara e disincantata di un mondo sempre più dominato dagli interessi; ma seppe non arrendersi e continuò, testardamente e convintamene, a combattere per le sue idee.

Chi ha letto i suoi romanzi ha potuto apprezzare lo stile asciutto dello scienziato, ma ha anche avvertito tutta l’amarezza dell’uomo. Lorenzo ha infatti pubblicato sei libri, tutti incentrati sulla propria personale esperienza di scienziato rigoroso e “combattente”, sulla sua lotta contro la stupidità, la viltà, le gerarchie, le burocrazie e lo strapotere becero ed egoista dei potentati economici e politici. Questi i titoli: “Il laboratorio”, “La ricerca illimitata”, “Storia naturale del ricercatore”, “La rielezione”, “Il fuoriuscito” e l’ultimissimo (uscito postumo) “L’Ombra del Dubbio”.

“Il fuoriuscito”, sostanzialmente un’autobiografia che ripercorre le tappe del suo “esilio”, è un libro semplice, coraggioso, rivelatore. Racconta la storia di un uomo semplice, deciso a vivere secondo giustizia ed ha, forse più di tutti gli altri romanzi scritti da Lorenzo, un sapore amaro e forte: di pagina, in pagina risulta sempre più chiaro che  il destino della nostra salute, della nostra vita, del nostro corpo, è interamente nelle mani di chi “conta soldi” e non annette valore alcuno alla vita e alla salute della gente.

Tomatis è stato in definitiva pioniere delle seguenti istanze:

– la necessità di una valutazione preventiva, a carico dell’industria, del rischio biologico connesso alle sostanze immesse nell’ambiente;

– il principio di precauzione: di fronte al rischio di un danno irreversibile devono essere prese misure per proteggere la popolazione dagli inquinanti ambientali, anche se non si hanno ancora prove incontrovertibili di nocività;

– la necessità della dichiarazione di eventuali conflitti di interessi da parte di ricercatori e consulenti.
Tutti principi ora quasi universalmente accolti: i primi due nel programma REACH, approvato dalla Commissione Europea, l’ultimo dalle maggiori testate scientifiche e dalle organizzazioni internazionali.

Tomatis credette fortemente nell’ISDE e con passione rivestì il ruolo di Presidente del suo Comitato Scientifico Internazionale; infatti Lorenzo era convinto della necessità di conciliare il rigore scientifico con il principio di precauzione. Ed è anche nel nome di Lorenzo che ISDE cerca di conciliare esperienze diverse, sensibilità diverse, appartenenze diverse, ma unite da un comune senso etico, che funge da collante delle nostre azioni e dei nostri comuni obiettivi; di favorire l’incontro tra scienza, politica ed etica; di riconoscere il valore dell’ambiente fisico, ma anche sociale e di tutti i determinanti di salute, riservando una particolare attenzione ai problemi dell’insostenibilità di una crescita economica senza regole che antepone i profitti alla salute.

In particolare Tomatis ha sostenuto la campagna per il diritto del bambino a non essere inquinato. Nel 1998, infatti, a seguito di un Convegno organizzato ad Arezzo su tale argomento dall’ISDE-Italia, venne elaborato un “Documento” programmatico condiviso da Enti e Reti Nazionali Governative e non, dal quale si sviluppò la “Campagna in difesa del diritto del bambino a non essere inquinato”. Il Documento venne anche approvato dal Comitato Nazionale di Bioetica. Nel Giugno 2000 si costituì un network nazionale deputato a individuare le priorità da affrontare e a raccordarsi con l’International Network Children’s Health Environment and Safety-INCHES.

Sono molti coloro (me compreso) che hanno avuto il privilegio di fruire dei consigli e della guida di Lorenzo Tomatis. Un patrimonio d’intelligenza, di cultura, di generosità da non disperdere.

La sua morte ci ha lasciato un vuoto veramente incolmabile e la ferma volontà di un impegno costante per un mondo migliore.

Noi crediamo che il solo modo di ricordare degnamente Lorenzo Tomatis, uomo di carattere sobrio, di austera moralità, di poche, dense, misurate parole, consista nel continuare la sua battaglia scientifica, sociale e politica in favore della Prevenzione Primaria e nel restare testardamente fedeli ai principi, ai pensieri, al metodo che egli ci ha insegnato.

Lorenzo Tomatis ci mancherà comunque molto. E’ destino della condizione umana che i maestri lascino soli i propri allievi. Ed è evidente che l’unico modo in cui gli allievi possono non disperdere la grande eredità loro affidata, consiste nel seguire con passione la strada che i maestri hanno tracciato.

Bibliografia

  1. 1.  Beccastrini S. “In morte di Lorenzo Tomatis (1929-2007)”, Cesalpino n. 18, Dicembre 2007.
  2. 2.  Bisanti L. “Renzo Tomatis, scienziato libero e uomo giusto”, Notiziario della Associazione Italiana di Epidemiologia n. 20 – Edizione Speciale, Settembre 2007.
    1. 3.  Tamburlini G. “I messaggi di Lorenzo Tomatis”, 24 Settembre 2007.
    2. 4.  Terracini B. “Addio Maestro”, Tempo medico, 27 Settembre 2007.
    3. 5.  Terracini B. “Uno scienziato scomodo”, Tempo medico, 25 Settembre 2007.
    4. 6.  Tomatis L. “Il fuoriuscito”, Sironi Editore, Marzo 2005.
    5. 7.  Tomatis L. “La grande distrazione”, GEA n. 1, 2007.
    6. 8.  Tomatis L. “Percorsi e difficoltà della ricerca eziologica e della ricerca in chemioterapia”, Epidemiologia & Prevenzione, anno 31 n. 4:197-203, Luglio-Agosto 2007.

9. Vainio H. & Thigpen K.G. “A distinguished career in the service of cancer prevention”, Environmental Health Perspective, anno 102 n. 2:164-6, Febbraio 1994.

L’ISDE promuove le GIORNATE IN RICORDO DI LORENZO TOMATIS.

 

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