Riconoscimento in memoria di Lorenzo Tomatis a Patrizia Gentilini


Pubblicato il 25 Settembre 2015

Inquinamento_700x250_25Si è tenuto ieri a Roma l’importante convegno organizzato da ISDE Italia e Istituto Superiore di Sanità in ricordo di Lorenzo Tomatis.
Oltre agli interventi dei vari relatori su aria, acqua, suolo e cibo, soluzioni, la giornata è stata l’occasione per conferire a Patrizia Gentilini il “Riconoscimento in memoria di Lorenzo Tomatis”.

 


La dottoressa ha così commentato questo importante premio:
“Ringrazio con profonda emozione per questo attestato che mi giunge oltremodo gradito e mi onora certamente al di là dei miei meriti. L’emozione nasce dal fatto che Lorenzo Tomatis, che ho conosciuto esattamente 10 anni fa nel 2005, è stata certamente la persona che più mi ha aiutato a rivedere il mio rapporto con la medicina . La conoscenza di Tomatis è stata purtroppo molto breve, perché dopo soli 2 anni, nel 2007 è mancato, ma anche se breve per me questa amicizia è stata profondamente significativa.
Ho conosciuto Tomatis nel 2005, invitato a Forlì sul tema dell’incenerimento dei rifiuti. Tomatis esordì nella sala del Consiglio Comunale con queste parole “le generazioni a venire non ci perdoneranno il danno che noi stiamo loro facendo” e poi continuò spiegando come le sostanze tossiche ed inquinanti si accumulino nei nostri corpi e passino dalla madre al feto con danni anche transgenerazionali per alterazione delle cellule gametiche. Tutti restammo profondamente colpiti da quelle parole ed in particolare io – perché a me – oncologo medico ospedaliero – aprivano scenari del tutto nuovi.
Mi resi conto che Lorenzo Tomatis, nonostante sia stato un grandissimo ricercatore, era stranamente poco conosciuto se non a coloro che erano strettamente addetti ai lavori e praticamente del tutto sconosciuto al grande pubblico. Questo forse accadeva perché allo spessore scientifico Tomatis univa un carattere schivo e riservato e, soprattutto, per il suo profondo rigore morale che l’ha sempre portato a rifuggire dai compromessi e a difendere strenuamente l’indipendenza della Scienza. Scienza che troppe volte vedeva piegata ad interessi economici o di parte .
Il rigore scientifico e lo spessore morale erano comunque in Lui intrinsecamente connessi e la strada che con coerenza e per tutta la vita ha indicato è stata quella di una Ricerca e di una Medicina che mai, e per nessuna ragione, poteva essere disgiunta dal suo fine ultimo: quello di essere sempre e comunque al servizio dell’Uomo, della sua salute, della sua dignità.
Per questo egli ha sempre strenuamente difeso e posto l’accento sul ruolo della Prevenzione Primaria, ovvero sulla tutela della salute attraverso la riduzione dell’esposizione alle sostanze nocive che – come lui diceva – non smettono di essere tali una volta che escono dalle fabbriche o sotto latitudini diverse. Per questo è sempre stato critico verso una medicina sempre più tecnologica ed orientata esclusivamente alla cura, ma sempre più lontana e distratta dalla ricerca delle vere cause delle malattie, quella che Lui chiamava “la Grande Distrazione”.
Purtroppo non è stato ascoltato e se da un lato le evidenze scientifiche del ruolo dell’inquinamento ambientale sulla salute (dai pesticidi alla qualità dell’aria, dal traffico agli inceneritori e alle centrali a carbone) sono incontestabili, dall’altro purtroppo anche le più recenti azioni legislative (ricordo lo “sblocca Italia” con l’innalzamento dei limiti per gli scarichi a mare di pericolosi inquinanti concesso ai grandi impianti, il via libera agli inceneritori etc ) ci appaiono purtroppo un grave passo indietro per quanto attiene la tutela della salute. Ci auguriamo che la consapevolezza che vediamo lentamente crescere nell’opinione pubblica circa la relazione ambiente/salute, unitamente al sempre maggior impegno di Istituzioni come l’ISS e degli Ordini dei Medici, ma anche grazie ad azioni legali volte ad es. a indirizzare nel modo dovuto le risorse economiche (piani di sviluppo rurale che devono tutelare maggiormente una agricoltura più rispettosa quale quella biodinamica/biologica) siano fattori che consentano una inversione di rotta.
Su un numero di Nature del 2007 si leggeva: “il nostro ecosistema è ormai un esperimento chimico-biologico su larga scala, in cui siamo contemporaneamente coloro che sperimentano e coloro che lo subiscono, speriamo che tutto vada a buon fine, ma solo il tempo lo dirà” , credo che solo seguendo l’insegnamento di Tomatis, raccogliendo la sua eredità e impegnandoci perché la Prevenzione Primaria torni ad avere il ruolo che le compete nella difesa della salute forse l’esperimento di cui parla Nature potrà andare a buon fine.
Grazie davvero dal più profondo del cuore”.

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