Occorre, quanto prima, approfondire gli studi concentrandosi sugli utilizzatori dell’acquedotto Giardino.

Lo Studio Sentieri, avviato nel 2007 nell’ambito del Programma strategico nazionale “Ambiente e salute, coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità e finanziato dal Ministero della Salute, evidenzia alcune criticità in molti SIN (Siti di Interesse Nazionale) tra i quali anche quello di Bussi sul Tirino, in provincia di Pescara.

Nello specifico, a Bussi, si evidenzia una mortalità per malattie del sistema respiratorio del 9% in più tra gli uomini e tra le donne del 14% di eccesso per le malattie dell’apparato digerente.
Ricoveri in eccesso sia tra gli uomini sia tra le donne per tutte le cause; per le malattie del sistema circolatorio, e degli apparati respiratorio, digerente e urinario.
Si evidenziano eccessi di ricoverati anche nelle classi più giovani (0-1, 0-14, 15-19 e 20-29 anni) per tutte le cause e, nello specifico, per asma.
I risultati richiedono approfondimenti tramite studi specifici: “Occorre in ogni caso rilevare che la principale fonte di rischio nel sito di Bussi sul Tirino è rappresentata dal consumo di acqua potabile distribuita dall’acquedotto Giardino che ha utilizzato, miscelandole, anche le acque emunte da pozzi contaminati dall’attività industriale.

Per una corretta valutazione del rischio occorrerebbe dunque realizzare uno studio di coorte retrospettivo degli utilizzatori delle acque potabili residenti nei comuni serviti negli anni dall’acquedotto Giardino”.

 

Cliccando QUA è possibile scaricare la scheda dello studio SENTIERI specifica sul SIN di Bussi sul Tirino

Si è tenuto il 28 e il 29 Giugno, a Bosa, il convegno regionale su Ambiente e Salute in memoria di Vincenzio Migaleddu. Il convegno è stato un importante momento di incontro e confronto con l’obiettivo di sviluppare nei medici Sardi una maggiore consapevolezza del rapporto ambiente e salute a partire dalla conoscenza dello stato di salute delle popolazioni che vivono nelle aree a forte impatto ambientale.

Di seguito è possibile visionare l’intervento di Domenico Scanu, Presidente di ISDE Sardegna

 

Di seguito è possibile visionare l’intervento di Mauro Bologna, Presidente SIPNEI

 

Di seguito è possibile visionare l’intervento di Patrizia Gentilini, Giunta esecutiva nazionale di ISDE

 

Ecco alcune fotografie del convegno; tra queste l’incontro con i ragazzi e le ragazze di Fridays for Future Sardegna

 

Nei giorni 28 e 29 Giugno 2019 a Bosa (OR) si terrà il Convegno Regionale su “Ambiente e Salute “ in memoria di Vincenzo Migaleddu.

 

Il programma del convegno prevede, per il pomeriggio del 28, l’incontro delle sezioni ISDE della Sardegna e per  il giorno 29 il Convegno su Ambiente e Salute in memoria di Migaleddu: l’evento è stato organizzato da ISDE Sardegna con il patrocinio della FNOMCeO e della SIPNEI .

Per il programma del convegno clicca QUA

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“Porteremo i cittadini a palazzo dell’Emiciclo, se la Regione non sarà al nostro fianco con un ricorso al Consiglio di Stato contro la centrale Snam”. Lo ha detto Mario Pizzola, leader dei comitati ambientalisti “No Snam”, aprendo la seconda giornata di convegno dedicata alla battaglia contro centrale e gasdotto. “Oltre la via del ricorso legale, comunque continueremo la nostra battaglia civile e democratica contro un progetto inutile e dannoso per la salute dei cittadini e per l’ambiente” ha proseguito Pizzola. Subito dopo ad entrare nel vivo delle motivazioni che oppongono cittadini e istituzioni del territorio all’insediamento Snam è stata Giovanna Margadonna. “La centrale sorgerà a ridosso della faglia del Morrone, che se dovesse svegliarsi, dopo duemila anni di silenzio, provocherebbe un sisma di una potenza di 6 o 7 gradi della scala Richter – ha spiegato Margadonna – sarebbe un terremoto molto più devastante di quello dell’Aquila, come affermato dall’Ingv”. Ma la contrarietà all’opera della Snam è motivata anche dall’impatto ambientale su un territorio di alto pregio che conta specie rare di flora e fauna e i fumi emessi dalla centrale danneggerebbero irreparabilmente l’ambiente e città come Sulmona e paesi come Pacentro, annoverato tra i Borghi più belli d’Italia. La stessa Margadonna inoltre ha ricordato l’assenza della Valutazione ambientale strategica, mentre la Via (valutazione d’impatto ambientale) è da rifare. Preoccupante appare anche la sottovalutazione del rischio sismico. “In questi anni infine si è sempre più rafforzata la contrarietà di istituzioni e cittadini alla centrale e la sovranità popolare in uno Stato democratico non può essere tradita” ha concluso l’esponente dei comitati ambientalisti.

Più attenzione alle conseguenze della presenza della centrale sulla salute dei cittadini ha chiesto Maurizio Cacchioni, medico sulmonese e rappresentante dell’associazione “Medici per l’ambiente”. “L’emissione di polveri sottili e ossido di azoto hanno un impatto assai grave sulla salute, provocando allergie, asma e bronchite cronica – ha spiegato Cacchioni – di conseguenza queste patologie porteranno a gravi problemi cardiorespiratori”. Ma l’inquinamento ambientale porterà anche effetti gravi sulla catena alimentare, portando ulteriori gravi conseguenze. “Ma sindaci e anche colleghi medici su questi problemi devono farsi sentire di più, devono essere meno tiepidi, ne va della salute di tutti e la realizzazione della centrale sarebbe un’offesa irrimediabile alla nostra salute” ha concluso Cacchioni.

Fonte: https://www.reteabruzzo.com/2019/06/27/snam-ambientalisti-ed-esperti-centrale-avrebbe-conseguenze-irreparabili-su-ambiente-e-salute/

Di seguito pubblichiamo gli atti del convegno “Xylella, pesticidi. Rischi sanitari”, organizzato da ISDE Lecce il 9 luglio 2018.

Per la relazione del Dott. Agostino Di Ciuala, Presidente di ISDE Puglia e Presidente del Comitato scientifico di ISDE Italia, clicca QUA

Per la relazione della Dott.ssa Patrizia Gentilini, Giunta esecutiva di ISDE Italia, clicca QUA

Per la relazione del Pro. Pietro Perrini, Già Direttore dell’Istituto del Germoplasma del CNR di Bari, clicca QUA

Questo fine settimana a Bosa, in ricordo di Vincenzo Migaleddu


È in programma il 28 e 29 giugno pv, presso la Sala Polifunzionale dell’Istituto di Istruzione Superiore G.A. Pischedda di Bosa, il secondo convegno regionale” Ambiente e Salute” in memoria di Vincenzo Migaleddu.

Un momento di incontro e confronto con l’obiettivo di sviluppare nei Medici Sardi una maggiore consapevolezza del rapporto ambiente e salute a partire dalla conoscenza dello stato di salute delle popolazioni che vivono nelle aree a forte impatto ambientale; collegare le tematiche salute-ambiente alle problematiche ambientali più generali del pianeta a quelle locali.

È ormai noto, infatti, che inquinamento ambientale e cambiamento climatico sono causa e motivo di aggravamento di numerose malattie (cronico degenerative, neoplastiche, endocrino-metaboliche) e di alterazioni delle condizioni globali di salute che riguardano specialmente i soggetti più deboli e possono addirittura condizionare le future generazioni (danni epigenetici). Le analisi dell’OMS mostrano che il 23 % delle morti nel mondo e il 26 % delle morti fra i bambini minori di 5 anni è attribuibile a fattori ambientali modificabili.L’ identificazione ritardata o mancata di condizioni patologiche ambiente correlate può generare una sottostima e ritardare le possibilità di diagnosi e di cura con aggravio per la salute sia del singolo individuo che della collettività e con un aumento dei costi a carico del Sistema Sanitario regionale e nazionale.

“Torniamo a Bosa dopo 10 anni perché, nel 2009 realizzammo con Vincenzo il terzo Workshop Nazionale di ISDE Italia sulla salute globale e la prima Conferenza Regionale ISDE Sardegna- dichiara Domenico Scanu, Presidente di ISDE Sardegna– Vincenzo   è sempre nel nostro cuore per l’amicizia, per la coraggiosa passione civile, per il rigore scientifico e la competenza sui temi ambientali e resterà un punto di riferimento indimenticabile per tutti i medici sardi.”

Il convegno, organizzato da ISDE Sardegna, vede il patrocinio di ISDE Italia, della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici (FNOMCEO) e della Società Italiana di Psico_Neuro_Endocrino _Immunologia(SIPNEI).

 

Cliccando QUA è possibile scaricare l’intero programma del convegno.

Prende il via oggi 5 giugno, in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente, la campagna “Giudizio Universale – Invertiamo il processo” che precede il deposito, previsto in autunno, della prima causa legale intentata in Italia contro lo Stato per l’inazione di fronte ai cambiamenti climatici.

Giudizio Universale è una campagna promossa da movimenti, associazioni e centinaia di singoli cittadini, nata per preparare il terreno ad un processo senza precedenti nel nostro paese, che ha l’obiettivo di chiedere ai giudici di condannare lo Stato per la violazione del diritto umano al clima.

Il livello della minaccia rappresentata dagli stravolgimenti climatici e la debolezza delle misure messe in atto dagli Stati destano una crescente preoccupazione nell’opinione pubblica, che si organizza attraverso mobilitazioni sempre più intense a livello internazionale. Il movimento per la giustizia climatica rappresenta oggi uno dei fenomeni più rilevanti sulla scena internazionale, denunciando senza sosta l’immobilismo dei poteri pubblici nella protezione dei diritti umani connessi al clima.

Da questo punto di vista, l’Italia non fa eccezione. Il nostro Paese ha obiettivi di riduzione delle emissioni scarsamente ambiziosi e non in linea con le raccomandazioni espresse dalla comunità scientifica per centrare l’obiettivo di contenere il riscaldamento globale entro la soglia prudenziale dei +1,5 °C.Serve un deciso cambio di passo per invertire la rotta nei prossimi 11 anni, o gli scompensi climatici porteranno enormi aree del pianeta a subire l’impatto sempre più grave e frequente di fenomeni estremi come inondazioni, ondate di caldo, alluvioni e siccità. A soffrirne maggiormente saranno le comunità più deboli ed emarginate, ma anche il mondo occidentale è destinato a fare i conti con pesanti perdite economiche e con ricadute sociali, sanitarie e ambientali.

Anche in Italia, infatti, si rischia un innalzamento eccezionale delle temperature (soprattutto in estate), l’aumento della frequenza degli eventi meteorologici estremi (ondate di calore, siccità, episodi di precipitazioni intense) e una riduzione delle precipitazioni medie annue e dei flussi fluviali.

Di qui nasce il boom di contenziosi – ad oggi più di 1000 in tutto il mondo – che vedono la società civile in oltre 25 paesi portare alla sbarra lo Stato, le imprese o singoli progetti dal forte impatto sul clima. In Olanda, nel 2015, un migliaio di persone hanno fatto causa allo Stato per le scarse politiche climatiche, vincendo il ricorso in primo e in secondo grado con sentenze di condanna che impongono al governo di rivedere i suoi piani.

È giunto il momento di fare lo stesso in Italia.

In autunno, il deposito dell’atto di citazione sancirà l’avvio del primo climate case mai intentato nel nostro paese: la campagna Giudizio Universale è patrimonio di tutte le organizzazioni e i movimenti sociali impegnate in questi mesi contro i cambiamenti climatici, e vuole essere un ulteriore strumento di pressione per il nostro governo in vista della prossima Conferenza Mondiale sul Clima, in Cile, per fare in modo che la COP di Santiago non sia l’ennesima occasione sprecata.

 

Per saperne di più www.giudiziouniversale.eu

Il giorno 8 maggio da Lussemburgo abbiamo riportato con grande soddisfazione la sentenza della Corte di giustizia europea che condanna il governo italiano sul Decreto attuativo dello Sblocca Italia del 10-8-2016 e sul Piano nazionale di incenerimento per inadempienza palese alla direttiva 2001/42/CE non avendolo sottoposto a Valutazione ambientale strategica.

Tale Piano prevedeva il potenziamento dei 40 impianti esistenti e la costruzione di otto nuovi inceneritori con una folle previsione di aumento dai 6,2 Milioni di tonnellate annue attualmente incenerite di ulteriori 2,8 milioni di tonnellate annue. Inoltre prevedendo anche l’annullamento dei bacini regionali di conferimento degli inceneritori, di fatto tale decreto legge del governo Renzi ha favorito gli interessi degli inceneritori esistenti nel centro-nord stabilendo oltre al potenziamento anche la priorità nel trattamento di enormi quantità di rifiuti urbani dal centro-sud a scapito delle aziende che conferivano i rifiuti speciali prodotti al nord.

Tutto ciò ha prodotto un ulteriore impatto ambientale, con un annesso aumento medio di circa il 30% delle emissioni di polveri sottili e composti tossici proprio nel bacino della pianura padana che risulta già da tempo il territorio con l’aria più inquinata in europa.

Nel nostro ricorso avevamo chiesto infatti al TAR Lazio il rinvio alla Corte di giustizia europea per motivato contrasto tra le norme contenute rispetto all’articolo 35 – Piano nazionale di inceneritori – nel decreto legge Sblocca Italia e nel successivo Decreto attuativo e la Direttiva europea 98/2008/CE su due punti fondamentali:

1) stabilire che i quaranta inceneritori esistenti e nuovi da realizzare non siano più definiti quali “infrastrutture e insediamenti strategici di preminente interesse nazionale ai fini della tutela della salute e dell’ambiente”, ponendo al primo posto una tecnologia obsoleta e nociva da rifiuti indifferenziati che alimenta anche le discariche, non avendo programmato nulla rispetto agli impianti sostenibili per il riciclaggio ed il recupero di materia.

Su questo punto la Corte ha ritenuto di ammettere anche un “margine di discrezionalità” ai singoli Stati ma a patto che queste diverse opzioni garantiscano che “non danneggino la salute umana e non arrechino pregiudizio all’ambiente”. Tali circostanze appaiono decisamente irrealistiche dato che l’articolo 35 aumenta la quantità di rifiuti inceneriti da 6,2 Milioni/tonn/anno attuali ai circa 9,0 Milioni/tonn/anno, con il conseguente aumento del 50% di emissioni di polveri sottili e composti tossici come diossine-furani-metalli pesanti. Ma nel dispositivo della sentenza la Corte afferma che “la qualifica degli impianti di incenerimento dei rifiuti come infrastrutture e insediamenti strategici di preminente interesse nazionale NON OSTA ad una normativa nazionale, PURCHE’ tale normativa sia compatibile con le altre disposizioni della Direttiva 98/2008/CE che prevedono obblighi più specifici”

2) stabilire che il Decreto attuativo che contiene il previsto aumento delle emissioni di polveri e diossine dovute al “potenziamento al massimo carico termico” dei quaranta inceneritori esistenti al centro nord (quantificato in circa un milione di tonnellate annue incenerite) e la costruzione di otto nuovi inceneritori al centro sud con annessa ubicazione e capacità in ogni regione (quantificati in circa altri 2,5 milioni di tonnellate annue incenerite) debba essere considerato un piano / programma nazionale da sottoporre a Valutazione Ambientale Strategica preventiva.

Su questo punto la Corte ha chiaramente sentenziato a nostro favore dichiarando che “una normativa nazionale, come quella di cui trattasi, costituita da una normativa di base e da una normativa di esecuzione, che determina in aumento la capacità degli impianti di incenerimento dei rifiuti esistenti e che prevede la realizzazione di nuovi impianti di tale natura rientra nella nozione di piani o programmi e DEVE di conseguenza essere soggetta a valutazione ambientale preventiva“.

Ora il TAR Lazio dovrà emettere la sentenza finale, annullando il Decreto attuativo del 10 agosto 2016 in recepimento di quanto dichiarato dalla Corte di giustizia europea e magari precisando anche meglio in merito ai primi due quesiti sulla “preminenza degli inceneritori sul riciclaggio e recupero di materia” in base alle valutazioni che l’incenerimento incide pesantemente sugli obblighi derivati dalla protezione della salute umana e dell’ambiente.

Finalmente siamo riusciti a rimuovere il principale ostacolo al dispiegarsi sia in Italia che in Europa di una vera “economia circolare” basata sul “riuso-riciclo-recupero di materia”, dato che l’incenerimento distrugge materia per recuperare una bassa quantità di energia, pagata salatissima dagli incentivi pubblici del GSE, al contrario di quanto affermano sia necessario fare già da oggi le quattro nuove Direttive europee sull’economia circolare, in particolare la 851/2018/CE, di cui chiediamo che il governo italiano acceleri urgentemente il suo recepimento.

Ma riteniamo che ora sia il GOVERNO ed il PARLAMENTO che ora debbano fare un passo avanti dal punto di vista legislativo, dato che il ministro Sergio Costa aveva inaspettatamente ribadito a luglio scorso la validità di questa legge, mettendo mano alla revisione generale del T.U. 152/2006 su questi punti e su quanto contenuto nella proposta di legge di iniziativa popolare “Legge Rifiuti Zero” depositata nel 2013 e ripresa nel 2018 ma tuttora ferma alla commissione ambiente alla Camera.

Mentre riteniamo del tutto strumentale ed ad uso elettorale la dichiarazione per cui la Lega avrebbe presentato un testo alla Camera a prima firma dell’on. Bordonali per ripristinare di fatto quanto l’articolo 35 in parte prevedeva, ma con l’obbligo a carico delle regioni di determinare la capacità necessaria per costruire inceneritori che nel migliore dei casi entrerebbero a regime tra 7-8 anni …. in totale contrasto con la Direttiva europea 851/2018/CE che fissa al 55% il recupero in peso al 2025 !!!

 

Comunicato del Movimento Legge Rifiuti Zero per l’economia circolare

 

Il recente decreto legge del Ministro Martina avente per oggetto “Misure di emergenza per la prevenzione, il controllo e l’eradicazione di Xylella fastidiosa nel territorio della Repubblica Italiana” (GU del 6 aprile 2018) IMPONE l’utilizzo di pesticidi di riconosciuta dannosità per la biodiversità, per la sicurezza alimentare e per la salute, violando apertamente i principi di prevenzione e precauzione, i diritti degli agricoltori e delle popolazioni potenzialmente esposte e danneggiando le tante imprese che hanno investito con convinzione nei metodi biologici di coltura come unica forma sostenibile di agricoltura.

Il decreto obbliga, nelle aree affette da xylella fastidiosa, all’uso tra Marzo e Aprile di erbicidi. Si ricorda che l’erbicida più estesamente utilizzato è, ovunque, il glifosato, del quale ISDE ha già denunciato i gravi rischi anche promuovendo recentemente un appello internazionale (http://www.isde.org/glyphosate_appeal.pdf ).

Continua a leggere il comunicato stampa

Appello dell’Associazione Medici per l’Ambiente – ISDE Italia in occasione delle elezioni del 4 marzo 2018

Nelle giornate del 9-10-11 Febbraio a Sansepolcro (AR), nella suggestiva cornice dell’ Azienda Agricola “Aboca”, si sono svolte le riunioni di vari organi dell’Associazione Medici per l’Ambiente – ISDE Italia.
I presenti, in sessioni parallele, hanno affrontato i diversi temi all’ordine del giorno: attività svolte e in programma, sviluppo e rafforzamento della collaborazione con Enti ed Istituzioni, attività formative rivolte ai soci, promozione della Rete dei Medici Sentinella dell’Ambiente (RIMSA) e diffusione del Progetto “Ambiente è salute – parliamone a scuola”.
E’ emersa la necessità di un forte impegno nell’advocacy in relazione agli effetti dell’inquinamento ambientale e dei cambiamenti climatici sulla salute dell’uomo e del pianeta.

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